Merzario ricorda Lauda: «Perdo un amico-nemico, ma gli ho donato 42 anni»

Da sinistra, Niki Lauda e Arturo Merzario

Tra i tantissimi che ieri hanno lasciato toccanti messaggi di addio a Niki Lauda, leggenda della Formula 1, scomparso a 70 anni in una clinica svizzera, c’è stato anche un ex collega, il comasco Arturo Merzario. E non poteva essere altrimenti, visto che Merzario, a Lauda, ha donato qualcosa come 42 anni e 10 mesi di vita. La seconda vita di Lauda, iniziata il 1º agosto 1976, dopo un drammatico incidente al Gran Premio di Germania, sul pericoloso circuito del Nürburgring. Fu Merzario, da avversario ed ex ferrarista, a estrarre il collega dall’abitacolo, quel giorno, salvandogli la vita. Una storia unica, che Merzario ha ricordato anche ieri a Espansione Tv.

«Oggi provo un grande dispiacere, per aver perso un amico-nemico. Nemico, sì – ha spiegato Arturo Merzario – perché nello sport l’avversario viene sempre considerato nemico. Ma quando la corsa finisce, termina subito la competizione e l’avversario diventa allora un amico».

«Lauda se ne va lasciando un segno benefico e una scia positiva non solo nella Formula 1 e nell’automobilismo, ma in tutto lo sport – ha aggiunto – Una storia incredibile, che però voglio ricordare, per una serie di circostante, ho contribuito anch’io a scrivere, quel giorno. Ecco, possiamo dire che l’automobilismo, grazie a me, ha potuto avere Niki Lauda per altri 42 anni. Grazie a me e ad altri colleghi, che lo aiutammo in quei drammatici secondi a Nürburgring».

Merzario ripercorre ancora una volta quei momenti che lo avrebbero consegnato alla storia come il “salvatore di Niki Lauda”.
«Furono dei momenti caotici – dice Merzario – Sono state dette tante cose. I posso dire che fu un incidente di percorso. Non è proprio il caso di andare alla ricerca di colpevoli o di presunti colpevoli. Analizzare se si sia trattato di un errore meccanico, piuttosto che del pilota, o dei tecnici. È stato un incidente di percorso, ripeto. Drammatico. In altri simili occasioni mi è capitato di perdere amici e colleghi. Niki sopravvisse. Anche perché ebbe la fortuna di incontrare sulla sua strada quel mio gesto».

«A militare avevo imparato a praticare il massaggio cardiaco e la respirazione artificiale – dice ancora Merzario – In seguito i medici spiegarono che quel massaggio consentì a Lauda di guadagnare un paio di minuti di vita, indispensabili affinché arrivassero i soccorsi. Gli applicarono subito la maschera d’ossigeno e, poi la storia la conoscete».

L’ex pilota, nato a Civenna 76 anni fa e capace in una lunga carriera di correre tutte le discipline, dalle piccole turismo fino alla Formula 1, ricorda poi gli ultimi due contatti con il campione austriaco.

«Ci eravamo visti credo più di sei mesi fa e poi sentiti poco prima di Natale. Stavamo trasmettendo una puntata di Paddock tv su La6 – ricorda Merzario – Con il mio cellulare chiamai Lauda, che era convalescente da alcuni mesi, dopo il trapianto polmonare. Lui spiegò di essere in ripresa e di essere tornato a casa. Volle salutare tutti gli appassionati di automobilismo in diretta dicendo “Grazie a tutti per il vostro affetto, ora sto recuperando e dopo cinque mesi di ospedale ora va molto meglio”. Fece insomma gli auguri di Natale a tutti gli sportivi italiani. Riuscii credo a fare una sorpresa a tutti, compreso a Lauda».

Quella telefonata di Merzario, senza preavviso, è stata anche l’ultima volta che la voce di Lauda è arrivata al grande pubblico di appassionati di motori, che tanto lo ha amato e che mai lo dimenticherà. Un altro segnale del legame tra i due piloti, iniziato nei primi anni Settanta, quando si contendevano il volante Ferrari, proseguito nei gran premi da avversari, con il solo Lauda sulla rossa, e segnato poi da quel gesto di coraggio e altruismo di Merzario, a Nürburgring.

Anna Campaniello

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