Michele Pierpaoli: «Il calcio agonistico al Sinigaglia è un’attività anacronistica e irrazionale»

stadio Giuseppe Sinigaglia Como

Qualsiasi intervento sullo stadio di Como non può prescindere dai vincoli imposti dalla Soprintendenza. «Per fortuna c’è un organismo di tutela e controllo che vigila su un bene storico così importante».
Parola di Michele Pierpaoli, presidente dell’ordine degli Architetti di Como la cui sede è nel Novocomum di Giuseppe Terragni, proprio di fronte allo stadio. «Ma la questione Sinigaglia – rimarca il presidente – va vista nel contesto: la domanda di fondo è se continuare a mantenere una struttura come questa, nel centro urbano e di una area strategica per lo sviluppo della città turistica, con una funzione agonistica legata in modo preponderante al calcio professionistico. La zona stadio ha una eccezionale peculiarità: residenze, attività sportive e ricreative, ma anche commemorative e celebrative, museo dell’architettura a cielo aperto, di cui lo stadio è parte integrante, quale fulcro con vocazione polisportiva di un quartiere pensato soprattutto per i giovani. Vedere lo stadio oggi così alterato dalle strutture per l’attività calcistica, dà subito l’impressione di una disarmonia e di una separazione. Senza contare tutti i problemi che le manifestazioni del calcio professionistico comportano a livello di sicurezza. Non penso che noi architetti di Como siamo i soli a ritenere che il calcio di quel tipo al Sinigaglia sia una attività anacronistica, irrazionale, incompatibile oggi con lo spirito del luogo, forse lo era nel passato ma oggi non lo è più, e riteniamo che lo stadio debba quindi trovare una alternativa lontano dal centro».
Eppure sullo stadio si annunciano progetti che vanno in tutt’altra direzione. «Si era previsto e pare si ripresenti l’idea di accentuare tale funzione agonistica – dice Pierpaoli – con tutto ciò che ne consegue. Mi chiedo allora, visto che la città vuole investire nel turismo, dove sia la compatibilità tra questa prospettiva e il calcio egemone oggi al Sinigaglia».
«Ricordo – aggiunge – che già nel 2016 come ordine degli Architetti esprimemmo parere contrario alla variante al piano dei servizi proposta dalla precedente giunta, che di fatto autorizza l’apertura dello stadio a funzioni commerciali anche di media dimensione e ricettive sproporzionate rispetto a un luogo che deve rimanere pubblico e armonicamente commisurato agli spazi della città. Ogni proposta che riguardi quell’edificio e quel luogo a due passi dal lago andrebbe inoltre il più possibile condivisa con la comunità: occorre tenere d’occhio soprattutto l’interesse generale. La zona peraltro ha già tanti problemi di accessibilità, quindi ogni decisione sullo stadio è una partita decisiva per il futuro di Como». Il mese prossimo proprio nella sede degli Architetti al Novocomum ci sarà la mostra dei progetti elaborati dagli studenti di architettura, italiani e stranieri, del Polo di Mantova del Politecnico di Milano e delle Università di Lione e di Vienna che durante i laboratori della recente Lake Como Summer School hanno lavorato proprio sul destino dell’area stadio di Como. Il dibattito è aperto.

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