MILANO DETTA A COMO L’AGENDA ELETTORALE

di MARCO GUGGIARI

Centrodestra e centrosinistra al dunque
Milano chiama Como. L’esito finale della sfida per il sindaco del capoluogo lombardo, piaccia o no, avrà influenza diretta anche sulla città e sulla provincia lariana.
Tra un anno voteremo anche noi per il Comune e per Villa Saporiti e quanto è accaduto e avverrà in queste due settimane condizionerà pesantemente le scelte elettorali della politica locale.
Il ritardo con cui centrodestra e centrosinistra non comunicano le proprie strategie (nome del candidato sindaco, idea di città

e di territorio), a così breve distanza di tempo ormai dall’appuntamento con le urne, lascia intendere che i giochi sono ancora tutti da fare. E, soprattutto, che entrambi i poli brancolano nel buio.
Il caso vuole che adesso capiti tra capo e collo la situazione di Milano, la quale può cambiare ogni futuro scenario. Essere stati fermi al palo potrebbe paradossalmente risultare, per gli uni e per gli altri, un vantaggio, beninteso del tutto inaspettato e casuale. Nel senso che nuovi fattori, non immaginabili fino a domenica scorsa, potrebbero dettare decisioni diverse da quelle che, in loro assenza, sarebbero state prese.
Spieghiamoci. Chi può dire oggi che Pdl e Lega saranno certamente alleati nel 2012? Chi immaginava la perdita di consensi subita dal Carroccio nel suo cortile di casa, cioè Milano, e soprattutto Varese, o Gallarate? Chi, a sinistra, pensava realisticamente che il giudizio voluto da Berlusconi su di sè si sarebbe, almeno momentaneamente, risolto in una sconfitta, con dimezzamento dei voti di preferenza personale, nella città del premier? Bastano queste domande retoriche a far capire quali incognite si stagliano all’orizzonte del voto, anche lariano.
Nulla, da quarantott’ore a questa parte, appare più scontato. Nemmeno nella tradizionalmente abitudinaria Como. A ciò si aggiungano i fallimenti amministrativi lariani di questi anni; i litigi, qui più forti che altrove, interni al Pdl, culminati nella scissione che ha generato il gruppo degli “autonomisti”.
Quanto pesi tutto questo elettoralmente, allo stato attuale, è impossibile dire. E lo stesso si può affermare, a maggior ragione, riguardo ai segnali di fioritura di liste civiche e della possibile rinascita a Como, è notizia di ieri, dell’Udc.
Il versante del centrosinistra è in grado, dal canto suo, di approfittare della situazione, potenzialmente inedita, e di fare una proposta con i fiocchi? Dispone, al di là del profilo politico marcatamente di sinistra di quel personaggio, di un Pisapia comasco? Sì, di un uomo o di una donna percepibili come espressione di questa città, che è prima di tutto borghese e cattolica?
Ha un progetto di riscatto concreto e chiaro per Como? Ha, non sembri una contraddizione, un “sogno” che possa dare ali alla sua proposta per il Comune capoluogo e per la Provincia?
Milano, per il momento, insegna questo. Che i cittadini sono pronti, più che in passato, a una scommessa sul futuro. Di più, hanno voglia di rischiare qualcosa per il domani proprio e dei propri figli. Se confermeranno questo spirito, a Milano e altrove, quale che sia il giudizio sulla loro scelta di Pisapia o di altri, Como dovrà attrezzarsi.
Centrodestra e centrosinistra avranno un problema e un’opportunità in più. Perché i cittadini comaschi non cercano avventure, ma sanno essere esigenti. E tutti gli schemi possono saltare.

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