Monumenti a rischio, appello ai privati

Lario da salvare – Il “caso” Zambrotta esempio virtuoso per Como
Numerosi tesori antichi e moderni sono in pericolo
Chiese, palazzi e monumenti che chiedono di essere salvate dal degrado, tesori d’arte e storia da preservare e da trasmettere alle future generazioni. Con il concorso di aziende o singoli investitori che che non siano di parte pubblica ma esponenti della società civile. Como ha sete di mecenati, specie in periodi difficili per le casse comunali e provinciali come gli attuali, il più delle volte distratte quando si parla di sostenere la cultura perché ci sono altre priorità.
Potrebbe essere

un esempio da seguire il “nuovo” lungolago cittadino firmato dal calciatore Gianluca Zambrotta, in campo con un investimento cospicuo per ricoprire quasi per intero, con un prato sintetico, i 170 metri di passeggiata, e mettere una pezza al cantiere delle paratie fino al prossimo ottobre. Ma non è stato il primo: si pensi alle attività di un’associazione che opera in tutta la Penisola come il Fai, che da tempo gestisce Villa Balbianello a Lenno, dove dalla prossima settimana saranno ospitati esclusivi parties a suon di musica live e cocktail aperti al pubblico, e ha da poco acquisito Villa Fogazzaro, sul Lago di Lugano. Certo gli scogli burocratici non sono pochi. Primo fra tutti, dice l’assessore alla Cultura di Como Sergio Gaddi, «l’impossibilità di dedurre dalle tasse i soldi investiti in queste attività, il che ci differenzia da Paesi più evoluti, come gli Stati Uniti».
Un esempio di azione mirata ha fatto il giro del mondo: il restauro del Colosseo finanziato dall’imprenditore Diego Della Valle. In cambio dei 25 milioni di euro stanziati il patron dell’azienda calzaturiera Tod’s ha guadagnato l’esclusiva per 15 anni sullo sfruttamento dell’immagine dell’Anfiteatro Flavio, una delle meraviglie del mondo.
E a Como? La madre di tutte le battaglie, dato che è un nodo finora inestricabile, è la patata bollente dell’ex Politeama, da risolvere prima che l’entropia divori il cineteatro di piazza Cacciatori delle Alpi (un tempo anche albergo), che ha appena compiuto un secolo. Attualmente, in attesa che il Comune che ha ricevuto in eredità l’immobile risolva la questione delle quote residue da acquisire, o in alternative decida di alienare il bene come proposto alla fine dell’inverno scorso dal consigliere comunale Emanuele Lionetti, esiste un solo progetto di recupero, quello del Conservatorio di Como in collaborazione con il Politecnico. Ma si tratta in realtà di una proposta di gestione della struttura. L’intento sarebbe di valorizzare il vecchio cineteatro rendendolo uno spazio polifunzionale in grado di ospitare gli studenti del Conservatorio e del Politecnico. La carenza di spazi è infatti cronica e i locali dell’ex cineteatro sarebbero perfetti.
Un altro luogo simbolico su cui in effetti è già stato invocato l’intervento dei privati in “stile Zambrotta” da parte della Società Archeologica Comense è il complesso medievale di San Lazzaro in via Rimoldi, uno dei più antichi monumenti di Como, costituito da una chiesa e dai resti di un convento e di un ospedale, edificato per il ricovero dei viandanti e il controllo delle malattie epidemiche, sull’antica via Regina. Da anni ormai due istituzioni cittadine, gli Iubilantes e appunto l’Archeologica Comense, si sono attivate per un suo recupero, ma l’intero edificio versa in gravissimo degrado. Un contenzioso per stabilirne la proprietà si chiarirà a fine estate.
Anche le chiese soffrono. Ad esempio San Donnino, gioiello barocco il cui sagrato è spesso preso di mira dai vandali. Molto più recente ma preda comunque di un degrado insidioso è la Fontana di Camerlata di Cesare Cattaneo e Mario Radice (progettata nel 1936 per la sesta Triennale di Milano), realizzata nel 1961 e cioè proprio mezzo secolo fa. Nell’anno del centenario della nascita di Cattaneo, 2012, dovrebbe uscire un libro su questo simbolo del Razionalismo minacciato da vibrazioni del traffico e inquinamento, e potrebbe essere concreta l’ipotesi lanciata da Nini Binda, industriale e assessore comunale negli anni ’90, di un comitato di saggi per salvare l’opera.
Altro tesoro del Razionalismo è l’ex centrale termica della tintostamperia Ticosa, l’edificio Santarella oggi rifugio di senzatetto. Nell’originale progetto di recupero dell’area si era pensato di farne un museo di tutto il Razionalismo lariano. Como ha infatti un primato culturale: è un museo d’architettura (realizzata e non solo disegnata) unico: un patrimonio di tesori architettonici del Novecento, grazie all’impegno di maestri quali Giuseppe Terragni e Pietro Lingeri. È caccia agli sponsor (30mila euro) anche per restaurare l’asta della bandiera telescopica di piazza del Popolo, prevista nel progetto originario di Terragni della Casa del fascio di piazza del Popolo. Il Comune di Como ha avviato un iter di “conservazione programmata” per vari monumenti razionalisti, tra cui la citata fontana, che superi la logica della corsa ai ripari di tipo emergenziale. Ma forse adesso è tempo di mettersi la mano sul cuore. E con l’altra firmare bonifici.
La mitologia greca aveva evidenziato lo stretto legame tra patrimonio artistico e memoria, assegnando a Mnemosine, figlia del Cielo e della Terra, e personificazione proprio della memoria, il ruolo di madre delle nove muse deputate alla creatività. Sarebbe bello che si affermasse anche a Como, nel segno del ricordo, una cultura della riconoscenza e della gratitudine nei confronti di quegli edifici che conservano la memoria della storia e delle tradizioni di un territorio, non limitandosi ai soli edifici antichi.

Lorenzo Morandotti

Nella foto:
La fontana razionalista di Camerlata, che ha mezzo secolo ed è soffocata da smog e vibrazioni (Baricci)

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