Mobile, paura per il Salone: «Per noi vetrina essenziale». E intanto la Germania rinvia Light+Building

Salone del Mobile

«Rinviare è stata sicuramente la decisione più giusta. Stando così le cose non sarebbe arrivato nessuno. Adesso la speranza è che fra 4 mesi la situazione italiana sia più tranquilla».
Nino Anzani, amministratore delegato della Poliform, commenta con molta preoccupazione quanto sta succedendo a causa dell’epidemia di Coronavirus. Lo slittamento del Salone del Mobile di Milano a giugno (dal 16 al 21) è stato un passo obbligato. Ma c’è timore per ciò che può accadere. «Il Salone, per noi, è un appuntamento importantissimo. Qui incontriamo i compratori stranieri, che rappresentano il 65% dei visitatori. Sarebbe drammatico saltare un’edizione o ridimensionarla».
La vetrina di Rho, per il settore del legno-arredo, è vitale. «In questi anni – afferma ancora Nino Anzani – siamo sopravvissuti grazie all’export. Le nostre aziende sono leader al mondo per il design e la creatività. Abbiamo lavorato un anno per portare le novità in fiera, non far vedere il prodotto al Salone sarebbe a dir poco tragico».
Lo spostamento di due mesi rispetto alla data in calendario (21-26 aprile) potrebbe salvare almeno una parte del lavoro fatto negli ultimi mesi. Ma in ogni caso, non sarà lo stesso un’edizione indimenticabile.
Enzo Fantinato si occupa del settore fiere per la Cna di Como. «Il 30% del mercato mondiale è cinese – spiega – lo spostamento è dovuto anche al fatto che presumibilmente ad aprile dalla Cina non sarebbe arrivato alcun compratore. Anche in Germania hanno fatto lo stesso».
Il riferimento di Fantinato è alla Light+Building, la principale fiera mondiale per l’illuminazione e la building automation prevista a Francoforte sul Meno tra l’8 e il 13 marzo e rinviata alla metà di settembre.
«La crisi legata all’epidemia di coronavirus – aggiunge Fantinato – serve a capire quanto sia fragile un mercato mondiale nel quale la Cina ha posizioni di forza. Siamo succubi di una globalizzazione che improvvisamente ci fa mancare l’alluminio o i pezzi di ricambio e non permette alle imprese di andare avanti con il loro lavoro».
Sullo spostamento del Salone, anche il dirigente della Cna di Como esprime un giudizio positivo. «Non si poteva fare altrimenti – dice – non sarebbe arrivato il 50% dei compratori. Lo stand più piccolo in fiera costa 20mila euro, per le nostre piccole e medie imprese sarebbe stato come fare un investimento al buio. Troppo rischioso».
Certo è che le fiere sono considerate un’eccellenza dell’economia italiana; generano infatti un giro d’affari di almeno 60 miliardi di euro e richiamano ogni anno oltre 20 milioni di visitatori, molti dei quali dall’estero (e dalla Cina, in particolare, nell’ultimo decennio).
Secondo calcoli dell’Associazione Esposizioni e Fiere Italiane (Aefi) sono almeno 200mila le aziende che partecipano, ogni anno, al calendario fieristico mettendo in moto il 50% delle loro esportazioni estere proprio grazie alle esposizioni. Se anche questo settore dovesse arenarsi e la crisi protrarsi sino a giugno, le maggiori associazioni d’impresa – da Confindustria a Confcommercio, da Confesercenti a Cna – calcolano una flessione del Pil nazionale fino allo 0,4%, con una perdita nei consumi di 3,9 miliardi di euro.

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