Molteni è sottosegretario: «Subito il taser ai poliziotti»

Nicola Molteni

«Ma quali veti del Pd o dei Cinquestelle. Io ho il telefono pieno di messaggi di stima da parte di colleghi di altri schieramenti, che si congratulano con me. Non credo di essere mai stato una persona divisiva nella mia storia politica». Nicola Molteni commenta così, sempre con il sorriso, la sua nomina a sottosegretario dell’Interno, ufficializzata nella tarda serata di mercoledì.
«Il Paese, in questo particolare momento storico, non ha bisogno di veti, ma solo di persone che lavorano», aggiunge l’avvocato canturino, che torna su una delle poltrone più nobili del Viminale.
Molteni aveva già ricoperto il ruolo di sottosegretario durante il primo governo Conte, dal giugno 2018 all’agosto 2019. Una carriera sempre in ascesa.
Nicola Molteni compirà 45 anni il prossimo 6 marzo. Laureato in legge all’Insubria, avvocato del Foro di Como, Molteni è sposato con la giornalista bergamasca Aurora Lussana, già direttrice della “Padania”. I due hanno una figlia, Benedetta, di quasi cinque anni.
Ventenne entra per la prima volta in consiglio comunale a Cantù. Proprio nella sua città conosce anche una delle poche sconfitte, nel 2012 quando si candida sindaco, ma la roccaforte leghista passa alla civica di Claudio Bizzozero. Già segretario provinciale del Carroccio e nel consiglio nazionale del partito, viene eletto alla Camera la prima volta nel 2008, quindi confermato sia nel 2013 sia nel 2018. Ha iniziato la sua terza legislatura nella “stanza dei bottoni”, prima come presidente della commissione speciale a Montecitorio, poi nel team che ha redatto quel “contratto di governo” tra due forze politiche così agli antipodi come Cinquestelle e Lega. Con il leader leghista, Matteo Salvini, si può dire che Molteni abbia un legame di ferro.
«Sì, mercoledì sera è stato proprio Salvini a chiamarmi per avvisarmi della nomina – spiega – Poi sono uscite le agenzie». Riguardo il lavoro da svolgere a fianco del ministro Luciana Lamorgese, sulla quale la Lega non ha mai nascosto critiche, Molteni è diretto.
«Una delle prime cose da fare sarà consegnare i taser (pistole a impulsi elettrici) a tutte le forze dell’ordine. Garantiranno sicurezza. Avevamo avviato la sperimentazione, poi tutto è stato bloccato. L’altra priorità – aggiunge – riguarda il contrasto alla criminalità organizzata e la tenuta dell’ordine pubblico. Nelle situazioni di gravi crisi economiche e sociali, come questa della pandemia, la malavita si infiltra. La presenza dello Stato deve essere evidente e costante».
Molteni dovrà anche provare a salvare i decreti sicurezza di Salvini, che nel Conte bis in molti hanno cercato di smontare. «Fumo negli occhi – dice Molteni – all’80% tutti i decreti Salvini sono ancora in vigore. Penso alle norme sulla videosorveglianza, la tutela alle forze dell’ordine. Queste persone rischiano la vita ogni giorno, in Italia e all’estero, vanno tutelati maggiormente. Avevamo avviato la riforma della polizia locale per dare ancora maggiore dignità a questi tutori dell’ordine, la riproporremo».
L’immigrazione al momento non sembra più un problema così grave anche sui territori di confine.
«Non sembra più un problema per il lavoro che è stato fatto – risponde Molteni – C’è chi ha la memoria corta, ma in quei mesi abbiamo chiuso tanti centri di accoglienza. Uno dei maggiori proprio a Como, in via Regina, dove abbiamo portato 15 nuovi militari per potenziare gli organici delle caserme e la sicurezza del territorio. Abbiamo finanziato la videosorveglianza comunale, ma c’è ancora tanto da fare, certo, lo sappiamo».





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