Maurizio Galimberti racconta la storia con la fotografia

Cenacolo di Leonardo foto Maurizio GalimbertiCenacolo di Leonardo foto Cenacolo di Leonardo foto Maurizio Galimberti

La storia come racconto di racconti, volto fatto di tanti volti, con i suoi miti, i suoi eroi, le sue ferite spesso non rimarginabili. Che ne generano altre. Ma che smuovono anche le coscienze, creano altri percorsi, altre leggende, sono semi di conoscenza per le presenti e future generazioni. Se sapranno farli crescere.
Storia maestra di vita, si suol dire con il senno di poi. Ma la storia, con il progredire della tecnica che ne racconta lo svolgimento quotidiano, è sempre più immagine, mediazione attraverso un apparato iconografico sempre più ipertrofico e diffuso, film mentale che serpeggia tra razionalità e istinto anche grazie alla bolla mediatica dei social e di Internet.
Per fermare l’attimo, per resettare la memoria e rendere mente e cuore nuovamente concentrati e partecipi degli eventi e soprattutto del senso che contengono, veicolano e sprigionano a volte, serve uno sguardo diverso, laterale. Serve uno sguardo poetico. È quello che offre il comasco Maurizio Galimberti con il suo nuovo magnetico viaggio fotografico.
Galimberti si è affermato nel panorama artistico italiano e internazionale grazie alle composizioni a mosaico, opere nelle quali il soggetto (sia esso una persona o una porzione di città) viene scomposto in numerosi scatti, spesso corrispondenti a diverse prospettive, e ricomposto in un’immagine sfaccettata, matematica nel suo rigore e musicale nell’armonia d’insieme. Dopo i noti ritratti alle celebrities internazionali e gli scatti alla Grande Mela, il fotografo si è cimentato di recente, immagine dopo immagine, in un incontro/confronto solenne con il sommo capolavoro di Leonardo, il Cenacolo, decostruendolo e ricostruendolo, rivisitandone la grandezza, sottolineandone lo splendore e ricomponendo in un mosaico moderno lo splendore del capolavoro leonardesco.
Lo stesso fa ora con personaggi e fatti salienti del Novecento italiano e internazionale nel suo nuovo libro edito da Skira e in grande formato, Uno sguardo nel labirinto della Storia, con design di Federico Mininni e testi di Matteo Nucci e Denis Curti.
Un secolo di storia narrato attraverso lo sguardo fotografico e compositivo di Galimberti che ha scelto di raccontare con il suo stile inconfondibile tra mosaico e trompe l’oeil un secolo di storia, dal 1917 al 2018. Ed ecco il frame tratto da un film (La Grande Guerra o La Ciociara), l’immagine di un bambino nel ghetto di Varsavia nel 1943, il fungo atomico di Nagasaki, il profilo di Che Guevara, il volto scavato di Aldo Moro durante il rapimento fino ai profughi del Mare Nostrum: i momenti cruciali degli ultimi cento anni vengono frantumati in numerosi scatti e ricomposta in un’immagine sfaccettata, nel linguaggio tipico del maestro comasco.
Che al Muse, il Museo delle Scienze di Trento presso Palazzo delle Albere, propone in una inedita mostra temporanea, una indagine sul rapporto tra natura e uomo, un viaggio emozionante che vede il Trentino protagonista di uno sguardo sospeso fra visioni oniriche e reali. Qui Maurizio Galimberti si perde nelle foreste trentine, tra alberi che profumano di legno buono e scrivono paesaggi fragili. Alberi spezzati dalla furia della tempesta Vaia del 2018. Un’altra pagina di storia da raccontare.

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