Molto attenti ai diritti, pochissimo ai doveri

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di Giorgio Civati

La pace fiscale? Un risultato sembra averlo già ottenuto, ed è che sono in molti, in previsione della novità, ad avere quanto meno sospeso i pagamenti. Gira voce, infatti, che una posizione diffusa tra gli italiani sia quella di aspettare sperando in colpi di spugna, agevolazioni, sconti. Una voce che gira nelle chiacchiere al bar o al supermercato ma anche tra gli addetti ai lavori. Qualche dipendente dell’Agenzia delle Entrate, anche a Como, dai contribuenti in fase di trattativa per definire tasse pregresse e mancati pagamenti si è sentito dire più o meno: adesso non pago, magari fra qualche settimana lo Stato mi cancella tutto, o mi chiede al massimo un quarto della cifra.

Il condono dell’attuale governo  – chiediamo scusa, ci dicono che va chiamato pace fiscale ma ci viene difficile… – avrebbe insomma addirittura rallentato le entrate. Esattamente il contrario di quanto Salvini e Di Maio si aspettavano. Tralasciando di valutare l’opportunità o meno di una simile iniziativa, dimenticando per questa volta norme e cavilli, soglie e paletti vari, resta una considerazione che merita di essere fatta. Non su questo o quel governo, ma su di noi. Su quelle chiacchiere magari da bar che però nascondono, anzi evidenziano, un atteggiamento tutto furbesco, una coscienza sociale pari a zero, un modo di intendere lo Stato sempre e comunque come “altro”, da fregare se possibile.

Siamo, mediamente, attentissimi ai nostri diritti e poco o niente ai doveri. Siamo pronti a chiedere, spesso a pretendere, qualche volta magari anche a scambiare un voto con una agevolazione qualunque. Se è vero, e ci pare probabile, verosimile, che al solo annuncio di una qualche forma di condono parecchi si autosospendono tasse e tributi in attesa di offerte speciali, sconti e ribassi, allora non è solo una certa classe politica che non va. Non è solo il fisco esoso e contorto a non funzionare. Siamo anche noi, se non tutti una buona parte di noi.

Sarà una storia di dominazioni straniere e un’unità d’Italia tutto sommato recente. Sarà che questo nostro Stato come contribuenti ci ha spremuto, gabbato, sfruttato in cambio di servizi spesso schifosetti. Sarà tutto questo e molto altro ancora, ma un popolo senza coscienza civile, senza senso di appartenenza e di responsabilità, va poco lontano. Le critiche al sistema restano tutte valide: la burocrazia strangola, le tasse sono esagerate, lo Stato fa acqua da tutte le parti. Eppure, a fronte di questa situazione, un po’ di colpa è anche nostra.

Si dice che i governanti siano l’espressione del popolo che li ha votati. Beh, forse se nella storia della Repubblica abbiamo avuto pochi statisti e tanti politicanti, qualche colpa è di chi, tra noi, di fronte a un regalino sbandierato sotto il naso – oggi il condono, ieri magari l’assunzione in qualche ente pubblico – dimentica doveri e responsabilità e passa all’incasso.

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