Mondo dello sci, stagione appesa a un filo

Bormio

Si potrà sciare dopo il 3 dicembre e comunque nelle vacanze di Natale? Nei giorni dell’emergenza sanitaria, del record di ricoveri e morti di Covid, c’è un mondo che cerca di guardare al futuro prossimo: migliaia di imprenditori del settore sciistico, gestori di impianti, albergatori alle prese con assunzioni di personale stagionale, amministrazioni locali e intere vallate che vivono con il turismo invernale.

Il territorio della provincia di Como, da tempo, non conta su importanti comprensori sciistici, sono tanti però gli sciatori comaschi in attesa di capire se potranno praticare attività sportiva, o anche solo raggiungere le seconde case in montagna. Oggi, la risposta, per tutti non è chiara. Lunedì sera, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, intervenuto al programma “Otto e mezzo” condotto da Lilli Gruber, ha detto tutto e niente. «Sullo spostamento tra regioni, a Natale, ci stiamo lavorando – ha spiegato – ma se continuiamo così a fine mese non avremo più Zone rosse. Tuttavia, il periodo natalizio richiede misure ad hoc».

«Si rischia altrimenti di ripetere il Ferragosto e non ce lo possiamo permettere. Non possiamo concederci vacanze indiscriminate sulla neve» ha detto il premier. I gestori degli impianti hanno proposto protocolli molto rigidi e le Regioni chiedono di aprire. Solo in Lombardia si sono espressi proprio lunedì tre assessori regionali, Lara Magoni, assessore lombarda al Turismo e vice campionessa del Mondo di sci, Davide Caparini (Bilancio, Finanze e Semplificazione) e Massimo Sertori (Montagna, Enti locali e Piccoli Comuni).

«Uno può rispettare anche il protocollo delle attività sciistiche, ma tutto ciò che ruota attorno alle vacanze sulla neve è difficilmente controllabile – ha risposto Conte – Stiamo lavorando per avere limitazioni per tutte le attività collegate a quelle sciistiche».
Il governo potrebbe insomma fermare o limitare lo sci.
«Al momento è ancora tutto in forse, ci auguriamo si trovi una soluzione per poter riaprire – conferma Valeriano Giacomelli, amministratore delegato di Bormio Ski a Espansione Tv. «Perdendo il periodo natalizio si perde una gran fetta di mercato: avevamo programmato l’apertura il 28 novembre, saltata, così come l’Immacolata. Gli impianti sono a capo di una filiera che vale 7, 10 volte l’introito delle skiaree, dagli alberghi alla ristorazione: fermare lo sci – conclude – significa bloccare l’economia di montagna. Noi siamo pronti a rispettare il protocollo. Stiamo innevando le piste, vista anche la prevista Coppa del mondo qui a Bormio».

Della stessa opinione Marco Garbin, direttore della Skiarea Valchiavenna: «L’innevamento artificiale, i collaudi e le manutenzioni sono completati, siamo in grado di rispettare le linee guida ed ora aspettiamo solo l’ok da parte dello Stato. Pensavamo di iniziare il 19 e 20 dicembre, ma ora il nuovo decreto potrebbe tenerci fermi fino al 4 gennaio, è un momento di notevole incertezza. Per noi sarebbe un grave danno».

La preoccupazione degli imprenditori viene condivisa anche dagli amministratori locali. «Stiamo pregando in tutti i modi affinché la questione evolva in positivo – dice Daniela Pilatti, sindaca di Madesimo – Siamo pronti a riaprire in sicurezza, ci siamo attrezzati anche per intensificare attività collaterali. Abbiamo nuovi percorsi per le ciaspole e lo sci alpinismo, attrezzeremo un secondo anello per il fondo. Non possiamo permetterci di perdere la stagione, abbiamo già messo anche le decorazioni natalizie». La sindaca sottolinea poi l’attuale problema di mobilità.

«Qui ci sono tantissime seconde case di comaschi e milanesi. Con l’Area rossa è tutto fermo, ma confidiamo da dicembre di rivedere i turisti, anche gli stranieri delle settimane bianche. Le regole devono valere per tutta Europa. La Svizzera è fuori dall’Unione e so che apriranno tranquillamente». Apriranno però, ma senza i lombardi, visto che l’Area rossa non consente di passare la frontiera neppure a chi abbia una seconda casa in Engadina o nella Valle Leventina.

Preoccupazioni anche in Valsassina, con i suoi comprensori a meno di un’ora da Como. «Lo sci è una delle delle fonti economiche più importanti della Valle – spiega il presidente della Comunità Montana della Valsassina, Valvarrone, Val D’Esino e Riviera, Fabio Canepari – Abbiamo già avuto un’ultima stagione dimezzata dal lockdown, una chiusura significherebbe il tracollo. Ai Piani di Bobbio sono stati sistemati molto rifugi negli ultimi anni, ma ci sono i mutui da pagare. La salute viene prima di tutto, è vero, ma se si chiude ora, qualcuno potrebbe non riaprire. Anche per questo ci stiamo attivando a ogni livello per sensibilizzare la politica verso un settore che conta migliaia di addetti, compreso un importante indotto» conclude.

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