Monete romane, confermata la mostra al Museo Giovio

monete d'oro di como

L’obiettivo è esporre al pubblico il grande tesoro aureo nella sede originariamente individuata. Le monete d’oro di epoca romana scoperte in via Diaz l’anno scorso, ieri sono state per la prima volta raccontate in via ufficiale in una biblioteca “Paolo Borsellino” gremitissima.
«Sono state compiute ricerche interessanti e scoperte sulla conformazione della città romana – ha detto l’assessore alla Cultura di Como, Carola Gentilini – Confermo la volontà di mettere in mostra il tesoro nella chiesa delle Orfanelle all’interno del Museo Giovio così come concordato con la Soprintendenza. Contiamo di risolvere gli attuali problemi di agibilità dell’edificio e dar via all’esposizione nel 2020».
Il ritrovamento per Como è una pietra miliare. «È importante sia dal punto di vista scientifico sia come opportunità per il rilancio della città» ha detto l’assessore.
Ieri in biblioteca la scena è stata tutta della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per Como, che organizzava l’evento con la Società Archeologica Comense (che pubblica nel numero 200 del suo periodico una prima analisi del ritrovamento e annuncia grandi festeggiamenti per il 150° del periodico).
Il ritrovamento è stato effettuato durante gli scavi per creare là dove sorgeva l’ex teatro Cressoni un condominio. Ne è venuto fuori un edificio monumentale di prima età imperiale affacciato su uno spazio aperto e lastricato e una costruzione di epoca tardoantica riconducibile a un complesso forse pubblico. E appunto in un vano dell’edificio tardoantico ecco un recipiente in pietra ollare con coperchio, probabilmente occultato fra il 472 e il 473, e all’interno un migliaio di monete e alcuni oggetti in oro. Le monete, prevalentemente a nome di imperatori d’Occidente, si scalano fra le emissioni di Onorio e Arcadio e quelle di Anicio Olibrio e Leone I.
Ma oltre alla numismatica il tesoro è l’intero contesto archeologico. Gli studi sono in corso, come ha confermato l’archeologa della Soprintendenza Barbara Grassi: «Siamo in una zona centrale della prima Como romana, mai studiata prima. È un lavoro di analisi molto complesso che coinvolge una coralità di specialisti, ad esempio paleobotanici ed esperti in paleostratigrafia. Si stanno compiendo in museo studi sulle epigrafi rinvenute e anche il contenitore delle monete è molto raro e dalla forma molto particolare, sarà oggetto di studi specifici sia per la provenienza della pietra sia per la tecnica costruttiva e per le sue decorazioni. È una tipologia che trova riscontri solo nel Bresciano e presso il Monte Barro».

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