Monumenti da difendere prima che siano cancellati

Lago della bilancia
di Lorenzo Morandotti

Pugno di ferro? Guanto di velluto? O ambedue? Essere città d’arte comporta vantaggi e onori. Ma non si dà rosa senza spine. Sono da mettere in conto anche gli oneri. Un ruolo simile promette ricadute economiche. Ma impone anche un adeguato contrappasso d’investimenti per la conservazione dell’identità. Non ci s’improvvisa, in altre parole: senza un adeguato decoro – strategico al pari di prezzi competitivi, infrastrutture e accoglienza adeguati – i visitatori gireranno i tacchi. Così

, mentre Como s’interroga sul ruolo di città capace di un redditizio turismo culturale, non è peregrino interrogarsi sulla necessità di preservare dall’incuria – e trasmettere alle prossime generazioni nelle migliori condizioni d’integrità – i tesori ricevuti dal passato.
Il dibattito si è scatenato con l’urgenza di salvare la chiesa barocca di San Donnino. Tra poco si partirà con la pulitura di graffiti e sporcizia sulla facciata e sul portone. Ma pare a buon punto l’iter per alzare una cancellata che permetta all’intervento di essere un punto fermo durevole e non un episodio effimero in una quotidianità fatta di sfregi.
Premesso che ogni intervento di salvaguardia così “invasivo” va concordato con l’autorità competente (la Soprintendenza), occorre domandarsi se sia proprio una resa incondizionata l’installazione di cancelli – che possono essere anche a scomparsa e limitati solo ai gradini di accesso – su questo e altri monumenti come quello ai Caduti della prima guerra mondiale del razionalista Giuseppe Terragni. Prima di un’extrema ratio tanto netta, è lecito chiedersi se non sarebbero opportune azioni preventive di dissuasione più leggere delle inferriate. Fatte di telecamere, d’illuminazione, di fotocellule e anche di eventi per far vivere i quartieri e sensibilizzare la popolazione al rispetto del bene pubblico. Forse solo con una crescita etica collettiva si potranno, a lungo andare, sconfiggere i vandali e diffondere al massimo il messaggio che il bene pubblico va sempre rispettato e difeso. A qualunque costo. Per questo obiettivo bisogna coinvolgere in modo capillare le associazioni e le istituzioni, con il presidio fisico delle zone e una costante opera d’informazione dei cittadini. Solo così si può arrivare a una coscienza civile diffusa. Ma intanto, qui e ora, la barbarie pare inarrestabile. E quindi qualche azione mirata ed esemplare come è appunto una cancellata può essere anche tollerabile. La sfida è certo difficile, ma andrebbe affrontata per il bene della città. Non possiamo continuare a mortificare il sogno possibile del turismo con troppe titubanze. I costi? Sempre con la logica del contrappasso, dovrebbero ricadere su chi il degrado lo provoca. Ma far manutenzione e dar l’esempio è un costo che ogni società matura dovrebbe onestamente sopportare. Troppi dilemmi rimanderebbero la soluzione. Rendendo la città complice, anche se involontaria, di chi la sta rovinando.

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