Monumento, sfregio senza fine

L’opera razionalista in riva al lago dedicata ai Caduti è ancora tappezzata di scritte e circondata dai rifiuti
Preda sempre più ambita per incivili e graffitari, il Monumento ai Caduti non riesce proprio a sottrarsi a una perenne quanto indecorosa situazione di degrado. A oltre un mese dall’ultimo raid vandalico, nulla purtroppo sembra essere cambiato.
L’opera è infatti sempre vittima dell’imbecillità altrui, pseudo-artisti armati di bombolette di vernice spray piuttosto che bande di giovinastri in perenne stato di ebbrezza.
Fatto sta che i grandi blocchi di granito di Alzo, rivestiti di diorite d’Anzola, con incisi i nomi dei 650 comaschi caduti per l’ideale di Patria in cui credevano, portano evidenti e incancellabili – come fossero delle cicatrici – i segni dell’inciviltà e dell’incuria dei vandali.
Il Monumento rappresenta inoltre una delle attrazioni della città. Da qui – come successo anche ieri pomeriggio – partono sempre più spesso i tour organizzati alla scoperta della Como razionalista. Qui vengono celebrate le ricorrenze storiche. Qui i turisti arrivano per ammirare il fascino del lago.
In prima linea a denunciare lo stato delle cose anche i tifosi del Como, che quando la squadra biancoazzurra gioca in casa affollano numerosi la zona, osservando il costante decadimento del Monumento dei Caduti.
Ripulirlo costa alle casse comunali circa 4mila euro e Palazzo Cernezzi deve intervenire un paio di volte all’anno perché, immancabilmente, quelle pareti così chiare sono una tentazione irresistibile per i vandali nostrani.
All’inizio di settembre, Giacomo Guarisco, presidente della sezione di Como dell’Associazione Nazionale Arma di Cavalleria, rilanciò l’idea – già emersa in passato – di difendere con una cancellata l’edificio. E per proporre questo progetto scrisse e inviò in redazione una lettera di denuncia, immaginando come mittente della missiva lo stesso Monumento ai Caduti. Un foglio scritto con un coinvolgimento totale e fortemente voluto proprio per stigmatizzare lo stato di degrado dell’opera che dovrebbe rappresentare il “grazie” della città ai suoi figli caduti per la Patria in guerra. Ma l’idea conclusiva della recinzione venne bocciata dall’assessore competente del Comune di Como.
«Personalmente io non ho mai avuto risposta alla mia iniziativa. Ora ho mandato un’altra lettera – dice Giacomo Guarisco, ufficiale in congedo del 5° Reggimento Lanceri di Novara e presidente dell’Associazione Nazionale Arma di Cavalleria (Anac) Como – Attendo di avere qualche chiarimento. Mi sembra un vero scempio. Altrimenti andrò in Comune a chiedere un incontro con l’assessore competente. Ribadisco come tutti gli iscritti all’associazione siano profondamente indignati. E così dovrebbero essere anche i comaschi».
Questa la storia recente del Monumento che ancora oggi versa nelle stesse, vergognose condizioni. Scritte colorate tappezzano ogni lato del mausoleo. Pseudo-graffiti e scarabocchi senza senso costellano ogni punto accessibile a mano umana. A corredo di quest’immagine non proprio turistica di Como, sempre più spesso compaiono rifiuti gettati ovunque. Dalle bottiglie vuote di chi ha deciso di fare un brindisi vista lago a resti di cibo. E in passato anche siringhe.
Un vero affronto per quest’opera costruita nel 1933 dai fratelli Giuseppe e Attilio Terragni su disegno dell’architetto futurista Antonio Sant’Elia. «Abbiamo eseguito un primo intervento di pulizia nella parte che guarda la città – dice l’assessore al Verde del Comune di Como, Daniela Gerosa – Entro breve interverremo anche sul resto». Oggi purtroppo il Monumento ai Caduti, come la vicina zona dei giardini a lago – teatro negli ultimi mesi di numerose aggressioni – sembrano diventati territori, preda di vandali e sbandati, sottratti ai cittadini.

Fabrizio Barabesi

Nella foto:
All’inizio di settembre, l’Associazione Nazionale Arma di Cavalleria rilanciò l’idea di difendere con una cancellata l’edificio

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