Morto in cantiere: cinque davanti al giudice

Palazzo di giustizia, tribunale di Como (via Cesare Battisti)

Tra le accuse, a carico di un 53enne di Borgo Ticino (Novara), c’è anche quella di falso, per aver cercato – secondo la tesi del pm Maria Vittoria Isella – di confondere le responsabilità sull’incidente mortale che era costato la vita a un operaio al lavoro nel cantiere maledetto della diga in Val Cavargna.

Zyber Curri, 48 anni, viveva a Edolo, in Val Camonica, sposato e con un figlio. Il 12 dicembre del 2018, mentre percorreva un sentiero ricavato per raggiungere il punto dove stava lavorando alla «captazione delle acque del torrente Cuccio», scivolò verosimilmente sul ghiaccio precipitando per 30 metri nel letto del torrente. Per lui non ci fu nulla da fare.

Le indagini per risalire alle eventuali responsabilità legate ai datori di lavoro – che secondo la Procura avrebbero dovuto evitare di far percorrere agli operai quel tragitto pericoloso – furono però assai complesse, tanto che come detto ora la Procura di Como contesta anche il falso per un contratto esibito ma ritenuto dall’accusa non veritiero. Sono comunque cinque le persone che compariranno davanti al giudice dell’udienza preliminare, chiamate a rispondere di omicidio colposo.

Si tratta – come sempre nei casi di infortuni sul lavoro – dei datori di lavoro, dei coordinatori, degli amministratori e anche dei consulenti in tema di antinfortunistica. Tutti residenti in Valtellina, tranne appunti il 53enne di Borgo Ticino. La Procura ha invitato a comparire come parte offesa la moglie e il figlio dell’operaio di origine kosovara, che da anni viveva e lavorava in Italia.

Il cantiere in cui si trovava, come detto, era quello per la realizzazione di un impianto idroelettrico in Val Cavargna.

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