Morto in galleria: 6 condanne

alt Il dramma in cantiere a Menaggio
L’Appello ribalta quanto deciso in primo grado

Giampietro Fioletti, 55enne operaio edile bresciano, il 7 maggio 2007 morì sul colpo schiacciato da un mezzo di escavazione mentre era al lavoro nel tunnel della seconda variante di Menaggio.
Nel cuore della Crocetta, la montagna che sovrasta il paese lariano, finì con l’essere incastrato senza scampo contro la parete della galleria in via di ultimazione.
Per quell’episodio drammatico, il Tribunale di Menaggio aveva assolto tutti e otto gli imputati per cui invece il pubblico ministero

Mariano Fadda aveva invocato condanne a 1 anno e 10 mesi (per 7 degli 8 finiti in aula), mentre per il solo autista del mezzo che aveva travolto Fioletti aveva chiesto un anno e 6 mesi.
Ora, però, la vicenda è approdata di fronte all’Appello di Milano e il verdetto è stato completamente all’opposto. I giudici meneghini infatti hanno letto sei condanne e due sole assoluzioni stravolgendo quanto era stato deciso in primo grado.
Dunque, un 66enne di Velletri, un 64enne di Roma, un 64enne di Milano, un 49enne di Alzate Brianza, un 63enne di Montaquila e un 38enne di Dongo sono stati condannati alla pena di otto mesi, mentre i giudici di Appello hanno confermato solo due assoluzioni: la prima all’autista del mezzo che travolse e uccise l’operaio (un 63enne di Sorico, difeso dall’avvocato di Roma Patrick Stoja), che evidentemente non poteva vedere l’uomo mentre era in manovra. Il secondo è un 44enne di Como (assistito dal legale Fulvio Anzaldo) che era il direttore dei lavori all’interno della galleria: i giudici evidentemente, in attesa di leggere le motivazioni della sentenza, hanno ritenuto che la sicurezza del cantiere non competesse a lui.
Il pm Fadda, nelle indagini che portarono alla richiesta di condanna per tutti e otto gli imputati, ritenne che i fatti accaduti all’interno del cantiere che l’Anas aveva appaltato ad una ditta romana, furono «per negligenza, imprudenza e violazione di specifiche norme di legge» protratte anche dopo che nello stesso cantiere ci fu «un altro infortunio di minore gravità». Determinanti nell’incidente mortale sul lavoro, per la Procura, furono «l’insufficiente illuminazione» e «la mancata adozione delle misure volte a prevenire l’interferenza tra le manovra della macchina e le operazioni svolte dal personale appiedato».

M.Pv.

Nella foto:
I giudici del palazzo di giustizia di Milano hanno ribaltato la sentenza di primo grado

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