Il destino del capannone di via Milano, a Cantù, di proprietà dell’Associazione islamica Assalam, è nelle mani del Tar della Lombardia. Ieri si è svolta un’udienza pubblica al Tribunale amministrativo a Milano per decidere sulla contesa che vede da un lato il Comune di Cantù, che vuole vietare l’uso della struttura come luogo di culto, e dall’altro l’associazione culturale proprietaria dell’immobile, utilizzato anche per la preghiera.Il Comune di Cantù ha firmato un’ordinanza che vietava l’utilizzo del capannone di via Milano, di proprietà dell’associazione Assalam, come moschea. Dopo che gli islamici hanno comunque pregato nell’immobile, l’amministrazione della Città del Mobile ha deciso di procedere per vie legali ed è arrivata la decisione di togliere la proprietà del capannone all’associazione per farlo diventare patrimonio del Comune. I vertici dell’associazione Assalam, assistiti dal legale Vincenzo Latorraca, hanno fatto ricorso al Tar contro tale decisione. Ieri l’udienza e nelle prossime settimane è attesa la decisione del Tar, dove sono in discussione anche altre richieste di associazioni islamiche lombarde legate alla possibilità di individuare spazi per la realizzazione di moschee e luoghi per la preghiera.
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