Movida, il Consiglio di Stato dà ragione a Confcommercio

Colpo di scena nel braccio di ferro tra commercianti e Palazzo Cernezzi dopo il primo no del Tar sulla chiusura anticipata dei locali del centro storico
La sentenza: «Residenti e pubblici esercizi hanno pari dignità, il Comune riveda l’ordinanza»
La movida rialza il volume. Il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso di Confcommercio Como, sospendendo l’ordinanza con la quale, nelle ultime due estati, Palazzo Cernezzi aveva imposto la chiusura a mezzanotte per i locali del centro storico.
L’associazione di via Ballarini, dunque, canta vittoria. Non appena negli uffici è arrivata la notizia del successo è immediatamente partita una comunicazione indirizzata a tutti gli iscritti.
«È la vittoria nei confronti di un’ordinanza ritenuta, fin da subito, inaccettabile. È stato accolto il nostro appello. Si è data la giusta importanza al ruolo che gli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande hanno come luoghi di aggregazione dei residenti e come polo attrattivo per i turisti. Si tratta della prima sentenza del genere in Italia», si legge nella nota.
Un primo ricorso urgente contro l’ordinanza, presentato dalla Confcommercio di Como e da una quindicina di gestori, venne bocciato dal Tar lo scorso mese di luglio.
«L’interesse alla quiete pubblica e alla sicurezza va contemperata con l’interesse all’attività produttiva che non è di minor dignità», si legge nella determina del Consiglio di Stato che sospende l’ordinanza comunale.
«Una sorta di par condicio – sostiene il direttore di Confcommercio Como, Graziano Monetti – che esalta i giusti interessi di chi lavora».
Ma cosa cambia ora in concreto per gli esercizi del centro? Con l’accoglimento dell’istanza della Confcommercio, il Consiglio di Stato obbliga Palazzo Cernezzi a riesaminare l’intera materia, valutando la possibilità di applicare una maggior flessibilità agli orari di chiusura. «La vittoria è il giusto premio alla determinazione della nostra associazione che, sostenendo le aspettative degli iscritti che lavorano nel centro storico, ha più volte proposto all’amministrazione una valutazione condivisa – hanno detto il presidente di Confcommercio Como, Giansilvio Primavesi, e il presidente dell’Associazione pubblici esercizi, Giovanni Ciceri – Una valutazione che tenesse in considerazione anche le aspettative di consumatori e cittadini».
Si tratta di un tema che, ormai dal 2010, infiamma le estati in riva al lago.
Due gli schieramenti che da sempre si sono contrapposti in questa guerra a suon di decibel. Da una parte il Comune e i residenti, intenzionati a far valere il diritto al riposo e dall’altra i gestori dei locali e i giovani in cerca di svago e relax. Una lotta combattuta con ogni mezzo. Dalle rilevazioni fonometriche eseguite dall’Arpa nei punti caldi della movida all’istituzione di un agguerrito comitato di residenti.
«Abbiamo sostenuto il ricorso a nome degli esercizi colpiti dall’ingiusta ordinanza del Comune di Como evidenziandone i limiti. Il totale accoglimento da parte del Consiglio di Stato ci soddisfa pienamente», aggiunge il direttore Graziano Monetti. La prima reazione politica è del consigliere comunale del Pd, Marcello Iantorno.
«Per la caparbietà e la rigidità assunte nella vicenda, il sindaco Stefano Bruni e il dirigente Marco Fumagalli paghino i danni ai commercianti e le spese legali. E chi ha sbagliato si dimetta», dice Iantorno.

Fabrizio Barabesi

Nella foto:
Brinda il popolo della movida. Il Consiglio di Stato ha chiesto al Comune di rivedere la chiusura anticipata dei locali

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