Mozione di sfiducia al sindaco, le minoranze non sono convinte

palazzo cernezzi

È tutto in salita il cammino della mozione di sfiducia al sindaco di Como presentata alla stampa da Alessandro Rapinese. Tra i gruppi di minoranza, soltanto il Pd sembra intenzionato a firmare il documento.
Forza Italia, invece, deciderà in forma collegiale ma già ora è facile pronosticare un no all’appello dello stesso Rapinese.
La scelta di promuovere la mozione senza consultare prima gli altri consiglieri di opposizione potrebbe quindi rivelarsi un passo falso. Le 13 firme necessarie sembrano, in questo momento, più o meno un miraggio.
I primi a rispedire al mittente la proposta sono stati i tre eletti di Svolta Civica che in un comunicato accusano Rapinese di aver voluto «ancora una volta anteporre al bene generale della città la propria attitudine alla ribalta. La mozione depositata senza il benché minimo confronto preventivo con chi oggi è invitato a firmarla è un atto caratterizzato da vacuità, assenza di motivazioni concrete e circostanziate e propaganda un tanto al chilo». Nonostante un giudizio sulla giunta «fortemente negativo», Svolta Civica ritiene che «portare avanti la battaglia personale di Rapinese» avrebbe un effetto negativo. Rafforzerebbe cioè «un’amministrazione che, invece, deve essere battuta sul piano delle idee, delle soluzioni e del bene di Como».
Un giudizio simile esprime pure Bruno Magatti, consigliere di Civitas. «Rapinese – dice – ha sostenuto la maggioranza quando, sul tema del regolamento di polizia, Forza Italia era dall’altra parte. Ha fatto un patto con l’assessore Elena Negretti quando c’erano le condizioni politiche per far cadere la maggioranza. Quello era il momento giusto. Adesso fa il fenomeno e propone un ennesimo salto della quaglia per far vedere che c’è».
Magatti, che pure afferma di essere pronto a votare la mozione qualora la stessa approdasse in consiglio, ripete di «essere alternativo a Rapinese tanto quanto a Landriscina. Questa mozione è l’ennesima, paradossale esibizione che giunge da chi, con il suo sostegno, ha mantenuto in vita il centrodestra votando il regolamento di polizia».
Sul metodo, che giudica «sbagliato», non ha dubbi nemmeno Stefano Fanetti, capogruppo del Pd in consiglio comunale. «L’esito negativo era scontato, perché Rapinese ha condotto ogni passaggio in solitaria, come sempre». Tuttavia, il Pd è orientato comunque a firmare la mozione. «Questo perché non abbiamo fiducia nel sindaco, e vogliamo ribadirlo in ogni forma. Comprendo però chi non vuole sottoscrivere il documento».
Incerto sul da farsi è anche Fabio Aleotti, consigliere pentastellato. «Su una questione del genere non decido da solo, ne parlerò nell’assemblea cittadina del Movimento. A prima vista, la mozione mi sembra però priva di contenuti politici; è un po’ generica, non contestualizzata e non si basa su fatti specifici. Avrei preferito un testo più incisivo, più motivato».
La vera preoccupazione di Aleotti riguarda il rapporto con Forza Italia. «Se la mozione di Rapinese è stata fatta per dare una sponda a Forza Italia allora non ci stiamo, i giochi di potere sono lontani dal nostro modo di fare politica».
Firmerà sicuramente il documento, invece, Ada Mantovani, eletta nella Lista Rapinese e oggi nel gruppo misto. «So che è un percorso in salita, ma sicuramente una valutazione sull’opportunità di andare avanti va fatta. Così è molto difficile, la maggioranza è in grande affanno e anche Forza Italia deve fare un gesto di responsabilità. Dopo mesi di insoddisfazioni devono chiarire la loro posizione».
Chiamato in causa da tutti, il capogruppo azzurro Enrico Cenetiempo prende tempo. «Ci riuniremo e decideremo insieme, dalla discussione emergerà una scelta unitaria».

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