Musei in crisi, serve un piano di emergenza

Pinacoteca di Como

In un anno, il 2018, il Comune di Como ha registrato poco più di 50mila ingressi comprese le gratuità e le visite organizzate per le scolaresche, nelle strutture museali civiche della città.
Il dato totale indica un calo di oltre 2mila unità rispetto al 2017. Una statistica allarmante.
«Questi numeri – dice l’antropologo comasco Francesco Paolo Campione, direttore del Museo delle Cultura di Lugano che ha recentemente riaperto a Villa Malpensata sul lungolago – mettono in luce il bisogno di una pianificazione e di una programmazione. Como ha un grande patrimonio culturale, è un giacimento importante e poi non dimentichiamoci che è la patria del museo moderno, con Paolo Giovio è a Como che nasce questo concetto e questo primato richiederebbe da parte degli amministratori una attenzione specifica e la definizione di un vero e proprio piano di riassetto».
Se ne parla da anni. Come svoltare?
«È una cosa che ho fatto per la Fondazione Torino Musei e per il rilancio del Museo d’arte Orientale che in tre anni ho portato da 30mila a 142mila visitatori. Non è complicato, non è difficile, serve però una precisa volontà politica volta a investire. Nel dettaglio servirebbe una specie di commissario straordinario per la cultura che agisca in un breve lasso di tempo, un anno o anche meno. Ma la cosa piu importante sarebbe un concorso internazionale per individuare un direttore dei musei, che a questo punto potrebbe coordinare anche le attività di Villa Olmo visto che si è auspicata, e io lo sottoscrivo, la fusione tra la gestione dei musei e quella della storica dimora di via Cantoni».
Vediamo in dettaglio i dati dell’anno scorso. I musei archeologico “Giovio” e lo storico “Garibaldi” (il dato fornito dal Comune è unico) passano dai 13.659 ingressi del 2014 ai 16.664 del 2018. In calo gli accessi alla Porta Pretoria sotto l’ex media Parini a Porta Torre, visitabile però su prenotazione: da 1.578 ingressi nel 2014 si è scesi dopo varie fluttuazioni a 1.414 nel 2018. Chi è messa peggio è la Pinacoteca, storico fanalino di coda di queste classifiche con 10.091 visitatori l’anno scorso, ma in crescita costante. Il Tempio Voltiano registra le migliori performance in assoluto (22.641 ingressi nel 2018, erano 12.519 nel 2014 con punta di 30.985 nel 2016).
«Di fronte a questi dati vi invito a fare presto perché Como vive un momento positivo sul fronte della visibilità turistica internazionale ed è un delitto, un peccato mortale procrastinare la questione musei. Certo, il piano di riassetto non sarebbe indolore, ma non certo per i dipendenti che risulterebbero più motivati rispetto alla situazione attuale. Per Como è un bisogno improcrastinabile a fronte della quantità di turisti che premiano questa storica città».

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.