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Museo diffuso sotto i piedi di comaschi e turisti

di Lorenzo Morandotti

Afine aprile a Como è stata inaugurata una  targa ricordo lungo la passeggiata tra la torre Gattoni e il passaggio Zuccoli intitolata al professor Paolo Maggi. docente del liceo classico Volta e presidente della Società Archeologica Comense.

Come ha ricordato il past president dell’Archeologica Cesare Piovan, «a  Maggi è dovuta, alla metà degli anni ’50 del secolo scorso, la riscoperta della Ca’ morta, la grande necropoli protostorica di Como.     Maggi di molte scoperte della Como antica è stato protagonista o spettatore interessato». Ha detto fra l’altro Piovan: «Ricordo quando, con passo ormai malfermo, venne a visitare il grande scavo del quartiere suburbano romano di via Benzi. Notò con soddisfazione  i resti di un edificio monumentale per il quale si era ipotizzato che potessero essere quelli di una biblioteca». Si era ricordato delle basi di una probabile biblioteca rinvenute anni prima in via Cinque Giornate.

Como non è nuova a rinvenimenti archeologici significativi, lo ha ricordato anche lo studioso impegnato in queste ore in via Sant’Abbondio. I passi dei comaschi e dei turisti che si spera tornino in città avvengono sopra un   giacimento, un museo diffuso che non aspetta altro che di essere valorizzato. Servono competenze e soldi, certo, e fortuna, ma anche la volontà politica per agevolare  una nuova stagione dell’archeologia comasca.

In effetti mancano all’appello tanti tasselli della Como  antica. Solo rimanendo all’epoca romana: dove era il foro, dove era il Tempio di Giove? Sotto San Fedele, pare. E il teatro? In Cortesella, tra la Banca d’Italia e piazza Gobetti. Ma un conto è ipotizzare, l’altro è avere accesso agli strati profondi e ben lo  sanno i costruttori spesso alle prese con   importanti testimonianze, come la domus romana trovata in  via Volta o il pavimento della stessa epoca, a due passi dall’ex Cressoni, sempre in via Diaz. In via Sant’Abbondio pare sia stata ritrovata  anche una moneta: il suo studio forse agevolerebbe una datazione dei reperti,  per chiarire se sono medievali i più antichi.

Questo per dire che servono tanti dettagli e competenze per raccontare il passato. Ma  anche la volontà di conservarlo: dalla Torre San Vitale si è appena staccato un masso e non è un bel segno. Intanto a   Ercolano il direttore degli scavi   Francesco Sirano ha ipotizzato che i resti di un soldato ritrovati negli anni Ottanta potrebbero essere quelli di un pretoriano della flotta del comasco Plinio il Vecchio. Non si finisce mai di studiare. Basta volerlo.

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