Musica e cultura, Como prende lezioni da Locarno e Cernobbio

altA Villa Erba in 2mila per Finardi, la cittadina svizzera è riferimento europeo. Il capoluogo latita
L’industria del turismo c’è. Ed è verosimile credere che negli anni a venire sarà essenziale per produrre nuovi posti di lavoro sul Lario. Se poi riuscisse a lavorare in sinergia

con quella della cultura, forse si potrebbe guardare al futuro con un po’ di serenità in più.
Già quest’anno qualche segnale importante in questa direzione lo si è percepito con le numerose iniziative che hanno provato a riattivare a Como meccanismi arrugginiti da anni di immobilismo.
Resta però evidente che oggi i confronti con altre città sono spesso imbarazzanti. E non tanto quando si paventano paragoni impropri con Portofino o Saint Moritz, ma piuttosto quando il capoluogo, suo malgrado, deve confrontarsi con realtà come Locarno o Cernobbio. Se la piccola cittadina ticinese, 15mila anime, in poco più di 10 anni è riuscita a costruire un percorso legato alla musica capace di attrarre in pochi giorni quasi 100mila presenze in città, la vicina Cernobbio con il suo Festival ha dimostrato in questi giorni che la strada maestra da percorrere è quella che lega la continuità alla qualità.
Le 2mila presenze per Eugenio Finardi a Villa Erba non si possono ignorare, soprattutto all’interno di un cartellone di eventi che ha già offerto un bis dello stesso spessore con il concerto di Fatouamata Diawara.
Se è vero che a Como esiste la splendida realtà del Teatro Sociale, che anche in estate ha proposto un programma di assoluto prestigio nella rinata Arena, è altrettanto realistico sostenere che in città continua a mancare un indirizzo programmatico che sostenga e promuova in rete tutte le attività culturali. Un problema più volte sottolineato dagli stessi organizzatori del Festival Como Città della Musica, in particolare dal presidente dell’ente As.Li.Co. Barbara Minghetti, e a suo tempo già evocato da Vittorio Quattrone che per anni, fino al 2006, prima di trasferirsi definitivamente a Milano, portò sul Lario con il suo The Rhythm of The Lake decine di star del rock.
Guardare avanti senza fare i conti con il passato è difficile, soprattutto se ogni anno ci si vede costretti a pensare al futuro ricostruendolo da zero. La nuova amministrazione comunale ha accantonato l’esperienza Es.Co. per ripartire con un nuovo contenitore di eventi, ComoLive.
La base su cui poggia la neonata kermesse targata Luigi Cavadini, assessore alla Cultura e al Turismo di Palazzo Cernezzi, è molto semplice: più eventi e più piazze coinvolte.
In altre parole, vista la cronica carenza di risorse, si è cercato di offrire un calendario più articolato ma senza grandi nomi.
Sufficiente? Probabilmente no. La direzione ha una sua logica e ha dato qualche risultato interessante, ma non può bastare se l’obiettivo è attirare nuovo turismo e non solo intrattenere i cittadini nelle piazze. E qui viene il punto verso cui, inevitabilmente, tutti dovranno convergere per il bene della città. Cioè sedersi intorno a un tavolo – operatori culturali, amministratori pubblici, albergatori – e lavorare subito a un progetto comune. Le competenze ci sono, la volontà di tutti è stata espressa in più occasioni. Ora occorre tradurre in fatti quel desiderio di strategia comune che potrebbe portare Como oltre gli steccati, non solo quelli del lungolago, che fino a oggi l’hanno relegata al ruolo di eterna promessa mancata del turismo.

Nella foto:
La lunghissima coda registrata nel fine settimana scorso a Villa Erba per il concerto di Eugenio Finardi, a cui hanno assistito almeno 2mila persone.

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