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Natale e la follia del “bambino cattivo”

di Adria Bartolich

Siccome anche singoli e per fortuna rari episodi hanno comunque un significato, quando leggendo il giornale ti imbatti in una notizia come quella del bimbo uscito da scuola prima dell’interruzione per le vacanze di Natale, unico senza il suo regalo perché era stato cattivo, oltre a trasalire ti chiedi cosa porti le persone a prendere decisioni così stupide e purtroppo anche crudeli. Premetto che da sempre considero insane tutte quelle usanze informali che, sconfinando dalla sfera professionale, si espandono verso quella affettiva, terreno a volte pericolosamente vischioso.

Il regalo per la maestra, il regalino per Natale ai bambini, se gestiti con buon senso, sono atti piacevoli che possono riscaldare un po’ un rapporto impersonale. Se gestiti invece con intenti manipolatori, frequentemente rappresentano vere e proprie trappole affettivo/relazionali e anche professionali.

In primo luogo perché, non essendo regolamentate, ognuno ci mette del suo. Inoltre sono quel gesto in più che si ha diritto di fare o non fare, se si vuole, lasciandosi guidare solo dai propri desideri, quindi pericolosamente discrezionale e potenzialmente ingiusto. Ora, se l’episodio fosse davvero accaduto come descritto, in quella scuola per l’infanzia della Versilia, sarebbe un fatto certamente molto grave.

È, infatti, abbastanza evidente che la decisione di non dare il regalo al bimbo sia stata presa da più di un’insegnante. Vorrebbe dire che si tratta di un caso di delirio epidemico, e come sappiamo di questi tempi non sarebbe né unico né raro. Inoltre apre uno scorcio sulla personalità di queste maestre davvero preoccupante. Forse dei test psicoattitudinali chiarirebbero limiti e aspettative. Nella scuola dell’infanzia l’apprendimento è intimamente connesso all’affettività. I bambini sono piccoli e vivaci, si sa.

Alcuni lo sono tanto. Molti sono iperattivi e incontenibili, dicono le parolacce e fanno gestacci, anche se di norma imparati dagli adulti, ma è difficile potere immaginare cosa abbia fatto un bambino di anni quattro per essere definito “cattivo”, e per esserlo stato così tanto da dovergli dare un segnale così inequivocabilmente discriminante. L’unico a cui Babbo Natale non ha portato nulla. Che razza di visione pedagogica e dei rapporti sottintende un gesto del genere? Forse quel bambino non aveva dato nulla in termini di gratificazioni alla maestra? Attenzione, l’affettività a cui fare riferimento non è quella della maestra bensì quella del bimbo. Non sono i bambini o gli alunni a dovere gratificare o peggio rendere felici gli insegnanti, è il contrario. Anche se a volte non sembra.

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