Natale e lockdown, cresce la paura: categorie spaventate dall’ipotesi

Militari Esercito controllo

Il lockdown come spiacevole regalo di Natale fa paura. Le parole del virologo dell’Università di Padova, Andrea Crisanti, che ha messo in guardia sui rischi della nuova fase dell’epidemia, prevedendo una possibile serrata proprio nel periodo delle festività, sta già mettendo in allerta chi in quel periodo lavora con particolare intensità. E così bar, ristoratori, esercenti di attività di oggettistica e gli stessi ambulanti del mercato sono in fibrillazione. «Sarebbe un danno enorme – spiega Roberto Benelli, presidente della Fiva (Federazione venditori ambulanti) di Confcommercio – Quest’anno abbiamo perso la fiera di Pasqua, l’estate è svanita al sole con i turisti che non si sono visti e adesso, se si dovesse realizzare anche questa evenienza, sarebbe un durissimo colpo. Spero si tratti di una considerazione forse affrettata». Nonostante tutto però, dopo le parole del virologo, sui social si sono subito scatenate le reazioni di quanti vedono prematuro e allarmistico un simile atteggiamento. È pur vero che nel frattempo i casi continuano a crescere e quindi non sono da escludere provvedimenti più stringenti fino al lockdown e così, inevitabile, cresce la preoccupazione. «Sentiamo quotidianamente gestori di bar e ristoranti preoccupati e questo nuovo annuncio sul Natale non può che rendere ancora più instabile uno scenario che a fatica sta cercando di stabilizzarsi – dice Carlo Tafuni, funzionario di Confcommercio e attento ai settori legati ai pubblici esercizi- ogni giorno spieghiamo le regole del Dpcm e registriamo il massimo sforzo degli associati. Bisogna dunque stare attenti a quando si fanno certe previsioni». Decisamente più duro Claudio Casartelli, presidente di Confesercenti Como. «Così non si fa che aumentare la paura che inevitabilmente porta a situazioni che saranno ingestibili – dice Casartelli – Ci vorrebbe maggior cautela visto anche il livello di preparazione che ormai è stato raggiunto nell’affrontare l’epidemia».
L’ultima voce proviene dal settore moda.
«Memori del precedente lockdown e delle misure stringenti adottate in Italia, la possibilità di una nuova chiusura ci spaventa, ma che accada a dicembre, durante le vacanze di Natale, o a novembre (diventato un mese importante per gli acquisti) poco cambia per noi – dice Marco Cassina, presidente di Federmoda Como di Confcommercio Moda – Oggi come oggi non è assolutamente pensabile un nuovo momento di chiusura, sarebbe una catastrofe. Molti di noi ancora non si sono ripresi. E mi permetto di dire che anche l’ipotesi di una chiusura della Regione per Como sarebbe una mazzata».

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