Nave Concordia, museo comasco

alt(l.m.) Su quella nave maledetta sbranata dallo scoglio del Giglio, c’è anche un museo d’arte comasco. Lo ha firmato, per conto di Costa Crociere sulla Concordia, lo scultore lariano Nicola Salvatore, docente a Brera. Con opere realizzate in proprio, dal figlio Michelangelo e da altri maestri contemporanei.
Le opere sono disseminate su tutta la nave e si inseriscono negli ambienti molto appariscenti, in stile “Las Vegas”, disegnati dall’architetto Joe Farcus. Salvatore ha voluto che

gli interventi fossero sia di artisti affermati che di giovani aspiranti, docenti e allievi delle diverse accademie del vecchio continente.
Ora che si procede allo smantellamento della nave da crociera nel porto di Genova, abbiamo potuto intervistare lo specialista che si sta occupando di queste opere e del loro destino, il parmense Enrico Cervi.
Come avete proceduto per l’individuazione e il recupero delle opere a bordo?
«Dal 1990 il nostro studio è consulente di Costa Crociere e in questo lungo periodo ha seguito, tra tanti progetti, gli allestimenti d’arte realizzati su tutte le nuove unità della Flotta Costa, nel 2006 ha partecipato anche al progetto di allestimento d’arte di Costa Concordia. Progetto che era stato condiviso con il professor Nicola Salvatore al quale Costa aveva affidato la cura artistica del progetto oltre all’incarico per la realizzazione di due opere scultoree molto interessanti. Dopo la straordinaria operazione di “Parbuckling” (raddrizzamento) che ha reso la nave praticabile (seppure con difficoltà e utilizzando adeguate attrezzature di sicurezza), il responsabile Costa-Carnival del progetto, ingegner Franco Porcellacchia, ci ha chiesto di valutare l’ipotesi di recuperare le opere d’arte collocate a bordo nei ponti della nave non sommersi. A quel punto, rammento che la nave risultava immersa per circa 32-33 metri ed era quindi in acqua fino al ponte sei ed accessibile solamente dal ponte 7. La conoscenza dettagliata di tutte le posizioni dove erano state installate originariamente le opere d’arte e con la consapevolezza che non avremmo potuto recuperare tutti i lavori (tra i quali quelli di Nicola Salvatore, collocati al ponte 3 ancora sommerso) e dopo aver effettuato una visita a bordo del relitto, abbiamo stilato un elenco delle opere ancora presenti e che potessero potenzialmente essere recuperate con successo. Dopo che la direzione della compagnia ha approvato il piano di recupero proposto è stato necessario affrontare anche la parte amministrativa e burocratica. Tutte le opere presenti a bordo, così come il relitto, erano a quel punto di proprietà del Club degli assicuratori ed è stato necessario per poterle recuperare che la società armatrice le acquistasse nuovamente».
È previsto un restauro?
«Tutte le opere recuperate a bordo del relitto sono state affidate in primo luogo a un laboratorio di falegnameria dove è avvenuta la prima fase di pulizia e di ripristino. Una volta liberate le opere dalle cornici e dalle strutture ormai compromesse dalla lunga permanenza in mare, sono state affidate ad un laboratorio di restauro dove tecnici specializzati hanno provveduto ad eseguire un accurato ciclo di lavaggio di disinfestazione dalle muffe presenti sulle opere stesse. Alcune opere scultoree antiche in pietra che sono state recuperate in una zona della nave che era sott’acqua, sono state conservate e trattate per molti mesi in speciali vasche con acqua distillata con lo scopo di eliminare tutto il sale assorbito. Completati tutti i cicli di trattamento necessari tutte le opere sono state catalogate, marcate, imballate e trasferite nei magazzini della Società Armatrice».
Chi ne è proprietario?
«Il proprietario attuale delle opere recuperate dal relitto della nave Costa Concordia è la stessa Società Armatrice che ha riacquistato le opere dagli Assicuratori».
Ci sono a bordo ancora opere da recuperare?
«Le opere eventualmente ancora presenti a bordo, in condizioni accettabili nonostante la permanenza in acqua marina per un periodo così prolungato, sono ora di proprietà del Consorzio che effettuerà la demolizione e lo smaltimento della nave (San Giorgio del Porto – Saipem). Solamente dopo aver verificato che le opere siano ancora a bordo verrà studiato un piano per il loro recupero».

Nella foto:
Alcune delle opere comasche recuperate all’interno dei saloni della Costa Concordia dallo specialista Enrico Cervi

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