Negli archivi la memoria del nostro passato

alt Le collezioni del territorio

(c.f) «Il patrimonio archivistico italiano ha più di mille anni». Non ha dubbi nell’affermarlo Fiammetta Lang, presidente della sezione comasca di Italia Nostra. Per questo ritiene che sia necessario pensare in positivo, nonostante una cospicua parte del patrimonio comasco – come i documenti del tribunale di Como, dirottati a Morimondo, e quelli dell’ex ospedale psichiatrico di San Martino, approdati a Parma – abbia trovato casa in altri lidi. Il tutto per mancanza di spazi, di fondi e per

quel pensiero purtroppo diffuso che gli archivi e gli archivisti siano inutili. In realtà non è così.
Lo ha recentemente spiegato Maurizio Savoia, soprintendente archivistico della Lombardia, nel corso di un incontro sui problemi e le ricchezze degli archivi a Como.
«In ogni capoluogo di provincia c’è un archivio di Stato – ha precisato Savoia – in ogni regione una sovrintendenza archivistica, il cui compito istituzionale è quello della tutela degli archivi. L’archivio è memoria del passato, è storia, ma è anche ciò che si forma in questo momento. I documenti più recenti hanno un interesse amministrativo, quelli più antichi storico. Occorre quindi favorire attività di inventariazione e di censimento degli archivi, anche mediante Internet».
Emerge dunque l’immagine dell’archivio come un bene prezioso per la conservazione e la valorizzazione della memoria di una comunità, le cui peculiarità affiorano anche grazie alle significative relazioni storiche, che si stabiliscono tra documenti conservati in istituti diversi e lontani.
A Como la memoria del passato è custodita dall’Archivio di Stato, che compie 70 anni di attività, dall’Archivio Storico della Diocesi, inaugurato quasi dieci anni fa nel Seminario vescovile, e da una serie di archivi specialistici. Basti pensare a quello del Museo Didattico della Seta con i suoi preziosi carteggi, i disegni, le messe in carta e i manoscritti, o a quello della Fondazione Ratti, che per la conservazione dei preziosi tessuti ha provveduto alla digitalizzazione dei manufatti presenti in 30mila schede consultabili anche online. Cospicuo anche il fondo dell’archivio dell’Istituto di Storia Contemporanea “Perretta”, che comprende circa 80.000 documenti in originale o in copia. Ci sono poi anche svariati archivi d’impresa, che spaziano dall’edilizia alla ferramenta, dal mobile alla tessitura e all’editoria. Per comprenderne l’importanza è sufficiente citare come esempi uno splendido volume d’epoca del 1548, conservato dall’archivio delle Arti Grafiche Sampietro, e uno strumento in legno per pulire i bottoni di metallo delle giacche risalente alla fine dell’800, custodito nell’archivio “Lino Orefice” di Cernobbio. Un panorama completo si può consultare su www.lombardiabeniculturali.it.

Nella foto:
Il primo volume dei preziosi Vetera Monumenta Civitatis Novocomi del 1173, conservato all’Archivio di Stato in via Briantea a Como

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