Nei tagli alle corse dei bus c’è tutta la crisi del concetto di priorità

Parole come pietre di Marco Guggiari
Quasi duecento corse tagliate, proteste dei cittadini – soprattutto anziani – e dei sindaci, specialmente nei piccoli paesi del lago e delle valli. È il quadro di sintesi che scaturisce dalle riduzioni relative agli autobus.
L’effetto negativo a cascata ha il suo punto di partenza nello Stato, che gira meno soldi alle Regioni, le quali poi stanziano finanziamenti più esigui alle aziende di trasporto pubblico, che a loro volta risparmiano sul servizio. Ripercussioni a catena. E, come accade

per l’Iva, il consumatore finale, che in questo caso è l’utente, non può scaricare su altri il problema e si accolla tutto l’onere dei disagi.
La questione è particolarmente sentita in una città come Como, priva di alternative: non ha metropolitane, nè tram. E lo stesso si può dire per l’intera provincia, che è un susseguirsi di su e giù e solo nei comuni del lago può sfruttare anche la via d’acqua, cioé i battelli. Ma per tutto questo quale attenzione c’è? Diluita, man mano che ci si allontana dall’ambito locale. Diluita fino a diventare impalpabile. Ed è un guaio serio, perché ambiti come il trasporto pubblico e altri che hanno risvolti immediati sui cittadini implicano uno spiccato grado di responsabilità sociale. Un dato a cui la politica dovrebbe sempre fare riferimento. Ci sono indubbiamente esigenze di conti che devono quadrare, ma il buon padre di famiglia di antica memoria, il buon titolare d’azienda, il buon amministratore pubblico, devono saper agire secondo precise scale di priorità. Questo stile a volte sembra assente. Come se fosse la stessa cosa togliere il di più, oppure l’essenziale. Ed è una mortificazione per la politica, prima ancora che un’offesa ai cittadini.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.