Nel 2011 sequestrati alla frontiera 23 milioni di euro

Cresce l’allarme sulla fuga di capitali in Svizzera. Gli esperti: «Si esporta anche l’oro»
Prima la transumanza delle greggi e delle mandrie, lungo i crinali che nelle valli segnano anche i confini tra Stati. Poi gli spalloni, uomini (e donne) armati di gerle e di scarponi e in grado di trasportare zucchero, caffè e sigarette sfuggendo ai finanzieri insediati nelle caserme in quota.
Il “viaggio” dall’Italia alla Svizzera è un racconto che non si è mai interrotto. Ha perso qualche volta lo smalto, ha cambiato pelle. Ma resiste.
Un tempo si trafficava merce, qualche

volta persino uomini (durante la guerra molti rifugiati provarono la strada dei monti per salvarsi la vita; più tardi, in anni recenti, furono i clandestini a cercare il proprio Eldorado a ridosso del confine).
Oggi si è tornati soprattutto al soldo. Al denaro. Le crisi internazionali e la solidità del franco svizzero hanno riacceso i motori del contrabbando. Si viaggia carichi di banconote.
Nell’era dei computer non deve meravigliare che la valuta si muova secondo la tradizione, ovvero addosso agli spalloni.
Le rigide leggi anti-riciclaggio, anche in Svizzera, impediscono le transazioni informatiche. Meglio i contanti. E in questo periodo, le piccole cifre – qualche migliaia di euro alla volta – ingrossano i forzieri elvetici.
Come ha scritto il sito Wall Street Italia, «La stretta del fisco seguita alla manovra del governo Monti sta spaventando migliaia di italiani». Molti di loro si sono messi in fila davanti «alle fiduciarie di Lugano. Non sono ricchi. Sono padri di famiglia della classe media» spaventati dalla crisi. Terrorizzati, persino. Convinti di salvarsi «esportando i loro capitali».
Il fenomeno è «visibile a occhio nudo», sostiene un funzionario di banca luganese. Sebbene i dati della finanza non confermino il fenomeno (anzi, in parte lo contraddicono).
Stando alle cifre diffuse ieri dal comando provinciale delle fiamme gialle di Como, nel 2011 (periodo gennaio-novembre) alla frontiera lariana sono state accertate 493 violazioni valutarie e intercettati 52 milioni di euro, 23 dei quali sequestrati. Nel 2010 erano invece state accertate 604 violazioni e intercettati 94 milioni di euro, 86 dei quali sequestrati. C’è da dire, in verità, che di questi 86,5 milioni, fisicamente ne erano stati trattenuti soltanto 2. Gli altri 84,5 erano infatti suddivisi tra valuta dello Zimbabwe (pari a 4,5 milioni) e un assegno di 80 milioni in dollari Usa.
Quest’anno, invece, la finanza ha materialmente bloccato 5,4 milioni di euro, oltre a una cambiale di 17,5 milioni. L’unico elemento (pure non secondario) che fa comprendere quanto il fenomeno della fuga di capitali sia in crescita è il numero dei «transitanti» controllati con esito positivo dalle fiamme gialle: 825 nei primi 11 mesi del 2011 contro i 615 dell’anno precedente e i 330 del 2009.
Insomma, almeno 3 persone al giorno vengono “pizzicate” dai doganieri con il paniere troppo pieno. La domanda è: quanti sono quelli che sfuggono agli accertamenti e alle verifiche? Secondo molti analisti sarebbero in grande numero. E non si limiterebbero al denaro.
Le rilevazioni Istat di ottobre hanno evidenziato l’aumento costante di export verso la Svizzera di oro greggio (la definizione tecnica dei lingotti), a torto o a ragione considerato tuttora quale bene-rifugio per eccellenza: 0,88% del monte complessivo delle esportazioni.
Secondo il Sole 24 Ore, «Viene il dubbio che la soglia di “fuga” dei capitali si sia abbassata talmente tanto che si va in Svizzera o negli altri piccoli paradisi fiscali appena fuori la porta di casa anche solo per proteggere il gruzzoletto di famiglia messo da parte per la pensione, per i figli o per i nipoti».

Dario Campione

Nella foto:
La dogana tra Italia e Svizzera è sempre più luogo di transito per chi esporta capitali. Aumentano i controlli della finanza

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