Nella battaglia di San Fermo le radici del mito garibaldino

Stasera a Chiasso
Il professor Arturo Colombo illustra i protagonisti del Risorgimento
Sarà il confronto fra alcuni protagonisti del Risorgimento italiano – Cavour, Garibaldi, Mazzini e Cattaneo – il filo conduttore dell’incontro dedicato al 150° dell’Unità d’Italia di stasera al Cinema Teatro di Chiasso in via Dante. Alle 21, protagonista sarà il professor Arturo Colombo, editorialista del “Corriere della Sera” e professore emerito dell’Università di Pavia, già ordinario di Storia delle dottrine politiche. L’incontro è promosso dal circolo “Cultura, Insieme”. Chiediamo

al professor Colombo quali tra i protagonisti del Risorgimento ebbero maggiore influsso nel nostro territorio.
«È difficile sostenere il maggior influsso di uno solo dei protagonisti. Specie qui in Lombardia, ha prevalso una comune volontà di realizzare la liberazione dal dominio straniero e l’unificazione, con la convergenza fra il Risorgimento incarnato da Cavour e da Casa Savoia e il Risorgimento popolare garibaldino».
Come si è configurato il mito garibaldino nell’area insubrica?
«Quanto avvenne a San Fermo, a fine maggio del 1859, contribuì ad alimentare il mito che sarebbe esploso l’anno dopo, con la spedizione dei Mille. Nella battaglia di San Fermo gli Austriaci furono costretti a una rapida ritirata. Scriverà Garibaldi nelle Memorie che quando i comaschi “conobbero all’accento, esser noi, gli Italiani, i fratelli, successe una scena impossibile a descriversi? In un lampo la città fu illuminata, le finestre gremite di popolo, le strade ingombre”. Ecco come esplode e si diffonde il mito di Garibaldi».
Nel corso del processo risorgimentale, quale spazio ha avuto il federalismo?
«Durante il Risorgimento non c’è stato un unico tipo di federalismo, anche se si ricorda soprattutto quello di Cattaneo, che in Canton Ticino conobbe il sistema “cantonale”. C’erano i federalismi di Cesare Balbo e Vincenzo Gioberti: entrambi programmi moderati, contrari a ogni “apertura” democratica. Adesso si vorrebbe realizzare il cosiddetto “federalismo fiscale”; ma persistono diffidenze, che non so quanto spazio lasceranno a concrete riforme. Semmai, conviene riflettere sul federalismo “esterno” fra l’Italia e gli altri Paesi europei, già intuito da Mazzini e ripreso, nel 1942-1943, da Rossi e Altiero Spinelli nel Manifesto di Ventotene, con l’obiettivo di “un’Europa libera e unita”. Quella che stiamo ancora aspettando, purtroppo».
Quale sentimento e quali aspirazioni animavano i patrioti ticinesi?
«Il Ticino e la Svizzera più in generale hanno offerto una preziosa “terra d’asilo” agli esuli italiani. Più esigua, ma riflesso di un sentimento diffuso, è stata la partecipazione diretta al Risorgimento. Gli aiuti dei ticinesi confermano i forti legami fra questi due Paesi, in continuità fra il primo Risorgimento ottocentesco e il secondo Risorgimento, quello della lotta antifascista».
Suo padre, il pittore Augusto Colombo, ebbe un rapporto privilegiato con Como e il suo lago.
«Prima della guerra, ebbe studio di pittore ad Abbadia Lariana e poi casa a Caslino al Piano. Durante la Resistenza, fu comandante partigiano nel Comasco. Nel secondo dopoguerra dipingeva a Urio e poi nella casa-studio costruita a Moltrasio, e volle essere sepolto nel cimitero di Urio. Alcuni suoi dipinti sono nelle case degli amici di Como, come pure nella Quadreria dell’ospedale Sant’Anna».

Giuliana Panzeri

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