Nella pancia del mostro. Viaggio dentro l’area Ticosa

Area ex Ticosa

Il cancello della rete da cantiere che dà su via Sant’Abbondio è spalancato. Non c’è un cartello di “pericolo”, un segnale con il divieto di accesso. Entrare nell’area dell’ex Ticosa nella tarda mattinata di ieri, venerdì 20 agosto, appare la cosa più semplice e naturale del mondo.
Inizia così il nostro breve viaggio nella “pancia” del mostro.

La Ticosa, Tintoria Comense Società Anonima, che fu la più importante fabbrica di Como. Fondata 150 anni fa, era il 20 luglio 1871, poco prima Mendeleev aveva pubblicato la sua seconda e completa tavola periodica degli elementi. La chimica sarà grande protagonista nella storia della fabbrica. La Ticosa, chiusa 39 anni fa, nel 1982, l’anno dei mondiali di Pablito Rossi. La struttura, con il suo mastodontico corpo a C, demolita nel 2007. L’area, bonificata un pochino dai veleni, ma mai del tutto.

È aperto anche il cancello che dà proprio sulla Santarella. Ancora splendida e imponente, grigia di cemento armato, con i vetri rotti e i muri anneriti dagli incendi. Quante cose potrebbe ospitare.
Gli accessi dell’ex centrale termica sono stati invece tutti sbarrati dopo l’ultimo incendio. Porte murate, grate saldate. All’interno si nota però ancora una camera di fortuna, con separé realizzati da lenzuoli, uno spazio per la cucina, tanti rifiuti. Sembra sia stata abbandonata , ma non da molto.

Muoversi all’esterno non è agevole, è una selva di vegetazione spontanea: rovi, robinie, graminacee. Alberi spiccano anche dagli scavi della bonifica, profondi un paio di metri. Nell’area dell’ex parcheggio c’è un cartello di pericolo e di lavori in corso, ma è abbandonato a terra, tra le sterpaglie. Cumuli di terra, rifiuti, reti di materassi, scarpe. Eppure è evidente che con l’intervento di un paio di ruspe almeno le automobili potrebbero tornare a parcheggiare in una zona dell’ex Ticosa.

Lo sbarramento della vegetazione diventa invalicabile, ma da via Grandi c’è un secondo accesso aperto. Seguendo un sentiero tra la vegetazione si giunge a una casetta, locali di servizio della fabbrica, mai abbattuti. Da una grata sporgono vestiti, la porta è stata chiusa con un lucchetto. Un lucchetto nuovo. È chiaro che la casetta è abitata da qualche disperato. All’esterno pentolame e altri oggetti. A pochi passi da quella costruzione ecco il lago melmoso, verde. Le sponde sono rigogliose di vegetazione. All’interno di un parco pubblico potrebbe essere anche un’attrazione. Si è creato dopo gli scavi della bonifica e le piogge, anni fa. Non è mai stato prosciugato. Rientrando verso l’uscita di via Grandi non possono sfuggire altri segnali della presenza umana. Un oggetto tocca particolarmente il cuore, è un passeggino rosso, pulito, ben posizionato, davanti a un catino e una sedia, vicino a dei boccioni per l’acqua potabile. Tutto fa pensare che in quella squallida casa di fortuna, vicina al lago della Ticosa, viva anche un bambino.


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