di Marco Guggiari
C’è un grande equivoco quando si parla di treni. Sarebbe meglio incentivarne l’uso per spostarsi da un punto all’altro della nostra provincia, o anche di altre località. Sarebbe utile, ecologico. Sarebbe bello. Come sanno, però, migliaia di professionisti, impiegati e studenti comaschi dediti alla vita pendolare, questo migliore dei mondi possibili del trasporto quotidiano è in realtà quasi sempre un incubo senza fine. È dell’altro giorno l’ultimo impietoso report: nei primi dodici giorni di dicembre, il 75,2% dei convogli che percorrono la linea Chiasso-Como-Milano-Rho è arrivato in ritardo. Mezz’ora, venti minuti, quanto basta per timbrare oltre l’orario previsto, mancare un appuntamento, perdere lezione all’università. Talvolta i tempi sono ancora più dilatati. Tra le tante sfide, questa dei binari affidabili è una delle più difficili e importanti da vincere. Non entriamo nel merito del dibattito politico sulla Tav (l’Alta Velocità tra Torino e Lione), constatiamo però che la Svizzera ha inaugurato il 1° giugno 2016, con un anno di anticipo, il tunnel di base del Gottardo, vale a dire la galleria ferroviaria più lunga al mondo, nell’ambito del progetto dell’Alptransit. La struttura riduce i tempi di percorrenza da Zurigo a Bellinzona, Lugano e Milano di circa 30 minuti (sempre che in territorio italiano non si vanifichi il vantaggio…). E dal 2020, quando la nuova ferrovia transalpina sarà completata, tutti i camion in transito che attraversano le Alpi potranno essere trasportati su rotaia. Noi siamo fermi, quando non andiamo in direzione diametralmente opposta. Pensiamo quanto sarebbe stato vantaggioso in questi weekend di shopping e di Città dei Balocchi avere un sedime ferroviario che funga, di fatto, da metropolitana leggera. Allora sì che l’autosilo Valmulini, per una volta incredibilmente colmo d’auto, sarebbe stato prezioso anello di congiunzione verso e dalla città per tanta gente vanamente in attesa di autobus imbottigliati in coda. I bambini, a Natale, da tempo non ricevono più trenini elettrici in dono, anche se questa è la terra che ha fatto la fortuna della mitica Rivarossi. Il problema è che con locomotive, scambi e binari non “giocano” più nemmeno gli adulti. Di cosa parliamo, allora, quando ragioniamo di inquinamento, traffico, surplus di stress mattutino e serale…? Sì, certo, in questi giorni Regione Lombardia ha confermato lo stanziamento di tre milioni per la stazione d’interscambio di Como Camerlata tra Ferrovie Nord e Rfi. È una buona notizia. Resta il problema di garantire certezza e qualità del trasporto. È questo il campo in cui si gioca una fetta importante delle abitudini future.
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