Nicoletta Cavadini: «Razionalismo, patrimonio europeo da coltivare con un progetto»

Nicoletta Ossanna Cavadini

«È impensabile tutelare un solo monumento senza cogliere l’importanza di tutto l’insieme. Il Razionalismo comasco è in realtà un sistema culturale articolatissimo. Un laboratorio di portata europea. Non va minimizzato all’ambito della pura salvaguardia e per farlo serve un progetto solido e un team di esperti che lo concretizzi».

Parola di Nicoletta Ossanna Cavadini, studiosa svizzera di architettura e direttrice a Chiasso del “Max Museo” di via Dante, fucina e laboratorio di cultura aperto alla documentazione delle eccellenze del Novecento con numerose collaborazioni già realizzate con l’Italia.

L’esperta segue con attenzione il dibattito in corso a Como sullo scarso amore che la città dimostrerebbe, anche nell’arredo urbano circostante, nei confronti dei monumenti architettonici del secolo scorso. Un dibattito che si è concentrato sull’Asilo Sant’Elia di Giuseppe Terragni e il relativo restauro ma che ha poi abbracciato l’interno patrimonio di monumenti del Razionalismo in città.

E se ad esempio Vittorio Sgarbi sul nostro giornale ha auspicato che possano diventare patrimonio mondiale tutelato dall’Unesco, Nicoletta Ossanna Cavadini indica un percorso più urgente: invita i comaschi a fare presto.

«Le seconde generazioni dei razionalisti, ossia gli eredi dei maestri della prima metà del Novecento, sono ancora in grado di passare il testimone e quindi di consegnare ai posteri archivi integri, da digitalizzare. Cogliete l’attimo», è l’invito pressante della studiosa elvetica, che ha insegnato anche all’Università dell’Insubria.

«Como si distingue a livello culturale per due momenti di spicco – sottolinea la studiosa – Fiorì durante l’Illuminismo con figure come Alessandro Volta e Giovan Battista Giovio e questo fulgore ha il suo simbolo nella neoclassica Villa Olmo. L’altro momento fu, nella prima metà del secolo scorso, il Razionalismo. Due eccellenze di cui ogni comasco dovrebbe andare orgoglioso perché sono di portata almeno europea se non mondiale. Sicuramente internazionale. Per far fruttare questi tesori l’importante è avere un progetto da portare avanti per far sì che diventino un patrimonio identitario forte, oltre che una risorsa turistica. E quando parlo di progetto intendo una forma di gestione che faccia capo a una squadra di persone competenti, che non perdano mai di vista la relazione col territorio in cui operano. L’università, sia in Italia che in Ticino, ha studiosi che da anni portano avanti competenze specifiche su questo settore che potrebbero essere messe a frutto».

In altre parole, ci sarebbero i cervelli ma non il contesto in cui farli funzionare, pensiamo ad esempio ai musei civici di Como che mancano ancora di una figura di riferimento anche scientifico oltre che manageriale come il direttore.

«I beni di cui stiamo parlando come appunto i monumenti del Razionalismo – aggiunge Nicoletta Ossanna Cavadini – costituiscono poi una rete molto fitta di corrispondenze e legami e quindi richiedono lo stesso spirito di rete per essere valorizzati. Pensiamo al gruppo di artisti e architetti che ha dato vita al Razionalismo e all’Astrattismo comaschi: in esso c’era una forte interrelazione tra architettura, grafica e pittura, e in questo Como ha saputo distinguersi come voce autonoma rispetto a certo razionalismo “monumentale” di impronta più romana. Pensiamo a quanta filosofia ha nutrito il pensiero di un Cesare Cattaneo, ad esempio. E pensiamo a quanto ci si è impegnati allora perché l’architettura contribuisse al rinnovamento della società, offrendo ai comaschi degli anni Trenta strutture atte al tempo libero come l’hangar, lo Yacht Club e la Canottieri Lario. Insomma per compendiare tutti questi valori serve un comitato di esperti, che lavori su questi temi e cerchi fondi, ma serve anche che tutta la città di Como si impegni. Senza un progetto, non può esserci neanche efficace comunicazione sui tesori di cui disponete».

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