Nodo del trasporto pubblico, ennesima fumata nera

Autobus e bus AFS e “fase 2” a Como. Trasporto pubblico, misure anti-affollamento e di distanziamento

Ennesima fumata nera sul nodo trasporti. La prima campanella del nuovo anno scolastico suonerà ormai tra 19 giorni ma ancora nulla si sa su come e soprattutto su quanti studenti potranno salire sui mezzi pubblici per raggiungere le scuole della provincia.

Ieri l’ennesimo vertice tra Governo e Regioni non ha fornito risposte utili. Si è ragionato ancora una volta sulla necessità di avere regole certe sui limiti delle capienze. Ma tutto è ancora congelato. Una “non riunione” che ha evidenziato ancora una volta «come si stia perdendo tempo che sarà irrecuperabile in breve – spiega il presidente dell’Agenzia del trasporto pubblico locale del Bacino di Como, Lecco e Varese, l’ingegner Angelo Colzani – Mi stupisco di come non si riesca a dire una parola certa». Il problema è di quelli spinosi. Ad oggi in provincia di Como, stando così le cose, solo il 50% degli studenti potrà esser accompagnato a scuola. E un’altra occasione persa si è consumata con la fumata nera anche sul fronte di eventuali nuove regole per affidare appalti a operatori privati.

Da mesi il settore dei bus turistici, privati e degli Ncc, in provincia di Como, attraversa una crisi senza precedenti che potrebbe concretamente dimezzare il numero delle aziende già da settembre. E proprio da questo comparto – per voce di Giuliano Salvaterra addetto del comparto e membro di Cna Lario e Brianza – era arrivata la proposta di utilizzare i loro mezzi a supporto di quelli pubblici per colmare le carenze di spazi dovute al necessario rispetto delle regole di sicurezza. «L’ennesima occasione persa. Noi lo dicevamo da tempo ma questa è un’altra dimostrazione che a nessuno importa della sorte di aziende e lavoratori. Ormai siamo ridotti a cercare di sopravvivere e anche una proposta come la nostra, che ovviamente puntava a risolvere un problema sia a livello generale che personale, è rimasta inascoltata», dice Salvaterra.

Parole accorate a cui fanno seguito, in ogni caso, anche considerazioni organizzative. «Da parte nostra non esiste preclusione in tal senso. Ma anche in questo caso – spiega Colzani – laddove si decidesse di recuperare mezzi e autisti per altre vie, ciò che continua mancare è il tempo. Non si può pensare di immettere bus turistici o altri mezzi nel sistema del trasporto pubblico senza avere il tempo per sedersi a un tavolo e spigare come muoversi, dividere i percorsi e fare della formazione. Come faccio ad esempio a far viaggiare magari un pullman turistico su una linea urbana? Insomma, non è impossibile, ma va studiato», aggiunge Colzani.

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