Non abbiate paura delle semine Ogm

altAgricoltura e alimentazione Parla il professore dell’Università dell’Insubria che difende la ricerca sugli organismi geneticamente modificati da adottare nelle coltivazioni per renderle più efficienti
«Molti le vedono ancora come virus che infettano l’ambiente»
Docente all’Università dell’Insubria di Como, il professor Dario Bressanini intende sfatare con le sue pubblicazioni molti luoghi comuni. Non dobbiamo avere paura degli organismi geneticamente modificati, ad esempio. Sono buoni frutti della scienza. Non se ne può fare a meno? «Sono convinto – dice l’esperto lariano – che la forte ritrosia nei confronti degli “Ogm” sia dovuta a un errore di comunicazione.

Il vantaggio, infatti, non è direttamente rivolto ai consumatori, che peraltro hanno accettato in passato coltivazioni “modificate” con le radiazioni. Sono gli agricoltori i primi e diretti fruitori dei benefici offerti da colture ogm». In effetti, insiste Bressanini, «dovremmo guardare alla sostanza delle cose, senza ragionare “di pancia” come spesso si fa in campo agroalimentare. Intendiamoci. È umano sviluppare un istinto molto conservatore rispetto a quello che mangiamo. Ci ha permesso di sopravvivere nella nostra storia evolutiva. Ma nel corso di 10mila anni, appunto, ci siamo evoluti. Ad esempio, si è imparato a superare certi istinti di rifiuto e ci siamo fatti piacere cose amare come caffè e cioccolato. Siamo arrivati a cibarci, in Europa, di cose mai viste prima come i pomodori o le patate, che per 100 anni dal loro arrivo dal Nuovo Mondo peraltro furono usate solo come piante ornamentali: erano percepite come qualcosa di alieno. E il kiwi? Pensiamoci: è sulle nostre tavole solo da pochi decenni». Il punto allora è far passare la paura per gli Ogm. «Che molti non percepiscono come piante – sottolinea il docente – ma qualcosa di diverso, simile a virus che infettano l’ambiente con cui vengono in contatto. Non ha senso. Invece, vanno guardate le proprietà di una pianta in sé, non come viene ottenuta. Gli agricoltori lo sanno, perché fanno i conti con il portafoglio: se possono impiegare un mais più efficiente che non richiede pesticidi, vanno in quella direzione. La cosa difficile è farlo percepire al consumatore. Paesi come Cina, India e Bolivia stanno investendo tantissimo sugli Ogm. In Uganda si lavora a banane capaci di resistere a un fungo killer. Ultimamente negli Usa si è dato il via a una patata modificata in grado di produrre in frittura meno acrilamide, sostanza nociva alla salute. Entro 10 anni la produzione sarà in prevalenza di tipo Ogm sul pianeta. Solo da noi nella vecchia Europa mille trafile burocratiche rendono costosa l’adozione degli Ogm. Che sono considerati ancora armi batteriologiche. Siamo schiavi di una mitologia inventata, che idealizza la cucina del tempo di Pellegrino Artusi. E dimentichiamo che quello che consideriamo “tradizionale” una volta era l’innovazione. Pensiamo a tipi di riso come il Carnaroli o il Vialone, introdotti solo in tempi relativamente recenti. Erano gli Ogm di un tempo».

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