Non lasciamo soli i cittadini coraggiosi

Il commento
di Agostino Clerici
Vedere e ascoltare i filmati registrati dai carabinieri nel corso dell’indagine sulla presenza della ‘ndrangheta in provincia di Como, dà una duplice sensazione.
Il linguaggio pseudo-religioso (“cristiani”, “santa”, “vangelo”) indurrebbe a pensare a una conventicola di persone che scimmiottano un po’ goffamente una società segreta. Ma fermarsi a questa percezione sarebbe un errore gravissimo. La cripticità del linguaggio, infatti, è al servizio di una società a delinquere, che non riguarda solo uno sparuto gruppo che si ritrova per le “mangiate”, ma che vuole impadronirsi del territorio e che, proprio con la pretesa di quelle “mangiate”, viene a ledere il diritto a vivere e operare onestamente di soggetti, aziende e attività commerciali della nostra provincia.

Finché la pastiglia di cianuro la ingoia un “fratello” colpevole di “trascuranza” siamo ancora dentro la follia che caratterizza le regole tra affiliati. Ma quando si ordiscono malaffari, allora ad essere avvelenato è l’intero territorio, e bisogna assolutamente parlare di «rilevante allarme sociale». Sorge una domanda: come si è arrivati a questa presenza così capillare della ‘ndrangheta nella nostra provincia? Le cause sono sicuramente più d’una, perché il fomite del male è sempre da localizzare nel mistero del cuore dell’uomo, in un intreccio tra storia personale e condizioni sociali. Ma può accadere che una misura di giustizia mirante a risolvere un problema, crei il terreno di coltura per una nuova ingiustizia. Così è stato per il confino o il soggiorno obbligato di malavitosi del Sud in Brianza, prassi assai diffusa per decenni: essa tendeva a sradicare delinquenti da un posto, senza però impedire che essi si radicassero in un altro. Proprio quel che è successo, addirittura garantendo alla nuova nascita la copertura di un’emarginazione sociale sancita per legge. Da questo punto di vista, forse, occorre ricordare che paradossalmente proprio l’accoglienza e l’integrazione sono l’arma socialmente più efficace contro l’attecchimento di forme malavitose organizzate. Così come è da auspicare la collaborazione con le forze dell’ordine e con la giustizia, vincendo quell’omertà su cui le cosche contano. Nella speranza che i cittadini coraggiosi non siano mai lasciati soli.

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