Non snaturiamo l’anima di quel luogo

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di Nini Binda

Non snaturiamo l’anima di quel luogo

Lo Stadio Sinigaglia è un luogo che mi è sempre stato a cuore, non solo perché sono figlio di un presidente del Calcio Como che negli anni ’30 ha portato la squadra in serie A, ma pure perché la fascia a lago, dove sorge il nostro stadio, ancora uno dei pochi nel cuore della città, ha edifici storici espressione del razionalismo italiano, presenta anche una cittadella dello sport in cui ci sono i club di diverse associazioni sportive e un aeroclub tra i pochi in Europa a svolgere servizi per patenti e idrovolanti. Premetto che oltre al ripristino della pista di atletica sarebbe auspicabile anche quello della pista ciclomotoristica, com’era in origine, una delle poche esistenti adatte anche per l’inseguimento dietromotori. Sotto la tribuna dei distinti negli anni Sessanta c’era il cantiere per barche da corsa del campione Angelo Molinari, amico di tante gare e da cui mi sono fornito successivamente. Dagli ultimi sviluppi della vicenda stadio emerge che si sta perdendo di vista l’obiettivo finale, ovvero quello di rendere nuovamente il nostro stadio il gioiellino di un tempo glorioso. 

Ci siamo già dimenticati della triste figura fatta con quelli del Manchester City, che avevano prenotato a Villa d’Este e poi quando hanno visto lo stato del Sinigaglia sono scappati a gambe levate?

Siamo sicuri che per Como la soluzione adatta sia quella di un manto in sintetico? Va bene arrendersi subito davanti a un diktat: “o così o niente”, accontentandoci di una soluzione che porta lo stadio di Como lontano anni luce da quel manto erboso che, vuoi per il nostro microclima, vuoi per la manutenzione, è stato uno dei migliori in Italia? 

Nel prendere queste decisioni sarebbe utile avere il parere di comaschi che conoscono il luogo e il passato della città. Le decisioni che il sindaco dovrà assumere sono impegnative e da far tremare i polsi, ma sono certo che riuscirà a risolverle.  

Da esperto del verde e della cura dei parchi e giardini pubblici, oltre che da appassionato di golf, posso spendere qualche parola sui manti erbosi e dirne qualcun’altra su quelli in sintetico. Le prime generazioni di manti sintetici sono stati abortiti.

Il manto erboso sintetico di nuova generazione è composto da materiali diversi, di gran lunga migliori dei primi, non si discute, ma non è vero che ha bisogno di minor manutenzione, bensì di una manutenzione più complessa e diversa. Ad esempio, vanno rimossi tutti i corpi estranei che possono inficiare i drenaggi, va pulito, sanificato, vanno rimossi gli infestanti che nascono anche sull’erba sintetica. Giocare sul manto sintetico quando fa caldo non è una passeggiata, tutt’altro, squadre importanti di serie A hanno abolito il sintetico perché alcuni giocatori si rifiutavano di utilizzarlo per timore di infortuni più pesanti rispetto a quanto potrebbe accadere sull’erba. 

Siamo sicuri che prima della decisione finale siano stati valutati tutti i pro e contro e che si siano considerati tutti gli altri temi che paiono caduti nel dimenticatoio, come ad esempio l’acquisto del centro di Orsenigo?

Prima di impegnare per 12 anni una zona strategica della città sarebbe doveroso fare passi più ponderati e dopo ulteriori indagini. È vero che sul Sinigaglia è urgente fare qualcosa, ma non è rispettoso per quel luogo – e per la sua storia – snaturarne l’anima, decidendo in fretta e furia per una soluzione in sintetico senza possibilità di una valutazione più accurata.

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