Categories: Opinioni & Commenti

Non tutte le diversità sono malattie

di Mario Guidotti

Siamo tra quelli che da anni arricciano il naso e non si rassegnano ad accettare che la nuova generazione definita “Z” presenti un 30% di Dsa (Disturbi specifici dell’apprendimento). Si tratterebbe praticamente di un’epidemia di anomalie del neurosviluppo e quindi delle abilità scolastiche: dislessici, discalculici, disgrafici, disortografici, affetti da deficit di attenzione ed iperattività.

Non sarà che si tratta semplicemente di adolescenti? Diversi tra loro, chi più, chi meno dotato. Chi più maturo in talune funzioni, chi in ritardo sulle stesse ma più dotato in altre sensibilità. Il cervello è organizzato come fosse una carta geografica ed ogni area ha una specifica funzione, che si connette e si armonizza con le altre. La crescita, anche e soprattutto del sistema nervoso, è lenta e difficile, condizionata da variabili interne ed esterne. Non siamo tutti uguali e non tutte le diversità sono malattie. Ne parla con grande competenza Francesco Dell’Oro nel suo libro “Indietro tutta. Sottotitolo: Navigando verso la scuola di domani”. Senza banalizzare né minimizzare, l’autore, peraltro grande esperto in orientamento scolastico, si rivolge a genitori ed insegnanti per allertarli su una tendenza oggigiorno eccessiva di “medicalizzare”, e quindi leggere in un campo di patologia necessitante un approccio terapeutico, condizioni che in realtà rappresentano solo varianti della norma, che sono sempre esistite.

Se qualcuno di noi fa un salto nel passato, anzi molto passato, quasi trapassato remotissimo, si potrà riconoscere in un proto-discalculico, in realtà solo asino in matematica. E chi non darebbe dei disgrafici a tutti i medici, noti per la scrittura un tempo detta “a zampe di gallina”? Quanti infine non rivedono se stessi o il compagno di banco che non stava fermo un attimo in iperattivi oggigiorno invece curati, talvolta anche farmacologicamente, per deficit di attenzione?

Eppure siamo cresciuti, magari potevamo fare di meglio, ma ci sentivamo e ci consideravano normali e non abbiamo ricevuto i Bes (Bisogni educativi speciali). Ma era un altro mondo, si andava giù in cortile ed al parco a giocare spensierati, si correva in bicicletta senza casco, ci si scapicollava sui pattini senza ginocchiere, gomitiere e protezioni varie. I nostri genitori si fidavano di noi e del mondo. Prendevamo anche qualche sberla che faceva sì male al momento, ma alla lunga anche bene. Se portavamo a casa una nota della maestra papà e mamma ci facevano un mazzo così e non ci conducevano dal neuropsichiatra infantile, né era loro usanza denunciare l’insegnante o ricorrere al Tar. Se inciampavamo per strada ci dicevano di guardare dove mettevamo i piedi e non si chiedevano risarcimenti al sindaco. E tra le trasgressioni massime c’era persino il pane con burro e zucchero, che oggi è vietatissimo e mai ci avrebbero messi a dieta e statine per abbassare il colesterolo.  Ma si sa, era un altro mondo, il nostro.

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