Nostra Famiglia, la società spiega il nuovo contratto

Protesta dei lavoratori de La Nostra Famiglia

Con un lungo comunicato diffuso alla stampa, l’Associazione La Nostra Famiglia torna sulla vertenza in atto con i suoi dipendenti per il rinnovo del contratto di lavoro. Attiva dal 1946 con 28 Centri in 6 regioni per la cura e la riabilitazione delle persone con disabilità in età evolutiva, dallo scorso febbraio ha adottato il contratto nazionale di lavoro, specifico per i Centri di Riabilitazione. Tale contratto relativo al personale non medico, pur confermando le attuali retribuzioni per coloro che già operavano nell’Associazione, prevede 2 ore settimanali in più, per un totale di 38 ore.

“Fin dai giorni immediatamente successivi vi sono state azioni di protesta da parte dei lavoratori e delle rappresentanze sindacali ed all’Associazione sono stati attribuiti intenti speculativi in nome di prioritari interessi economici contrari al suo spirito fondativo – si legge nella nota – Ma come stanno realmente le cose? Partiamo dal contesto di riferimento, quello della sanità privata e più precisamente quello riguardante i Centri di Riabilitazione e le Case di Cura. La situazione di generale criticità è sotto gli occhi di tutti: la difficoltà delle Regioni ad adeguare i trasferimenti destinati a remunerare l’attività delle strutture sanitarie, mentre contemporaneamente viene richiesto alle strutture – sanitarie e di riabilitazione – di soddisfare i nuovi adempimenti sugli immobili, in materia di sicurezza e di personale, con relativo aggravio dei costi di gestione”.

“L’applicazione di tale contratto – si legge ancora – coerente con la natura prevalentedei servizi erogati dall’Associazione (le strutture della Nostra Famiglia sono infatti per oltre l’80% Centri di Riabilitazione), è innanzitutto un atto di responsabilità maturato all’interno di una visione di lungo periodo, consapevole delle criticità di sistema, ma fiduciosa sulle capacità dell’Associazione di dare continuità alla propria storia. La salvaguardia dei livelli occupazionali (per essere chiari, non è mai stata attuata alcuna riduzione del personale), la volontà di garantire servizi di qualità alle persone in cura, senza arretramenti sul fronte della ricerca e della formazione, sono stati, anche in questi anni, i principi sui quali si è articolata l’attività dell’Associazione e ne sono testimonianza la stabilizzazione di giovani ricercatori, gli investimenti, in particolare nei Poli scientifici, in tecnologie per la riabilitazione per dotare il personale di strumenti d’avanguardia e la costruzione di nuovi Centri, laddove le strutture esistenti non erano più funzionali e disponibili, rinunciando ad operazioni di trasferimento e/o alla riduzione degli organici”.

“Ritornando alle manifestazioni di dissenso dei lavoratori – prosegue la nota – occorre ricordare che sin dal momento della comunicazione dell’applicazione del contratto per i Centri di Riabilitazione l’Associazione ha dichiarato la sua disponibilità a riconoscere un adeguamento retributivo simile a quello che potrà essere previsto dal nuovo Contratto per i dipendenti che operano negli IRCCS e nelle strutture sanitarie ospedaliere ancora in discussione. La Nostra Famiglia intende onorare questo impegno ed è pronta a discutere con i rappresentanti sindacali le modalità e le forme tecniche opportune”.

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1 Commento

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    Educatore Professionale , 8 Settembre 2020 @ 14:23

    Peccato che ne’ nell’articolo ne’ nella lettera viene fatto alcun accenno al fatto che il contratto attuale è bloccato dal 2007, cioè più di 13 anni, quasi 14!

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