Nuovi vertici dell’Insubria:  battaglia nel cuore dell’ateneo
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Nuovi vertici dell’Insubria: battaglia nel cuore dell’ateneo

Dove va l’Università dell’Insubria? Il 2018 potrebbe essere l’anno della svolta per un luogo di alta formazione strategico per il territorio lariano (si pensi allo sviluppo del turismo per l’economia locale, ad esempio). Sei dipartimenti. Due sedi. E due squadre pronte a guidare l’ateneo. È già iniziata da tempo e procede senza esclusione di colpi, con pronostici, proiezioni, programmi e piani di sviluppo, la campagna elettorale per il rinnovo dei vertici dell’ateneo comasco e varesino.

Un’università che, dopo l’annunciato addio del Politecnico di Milano alle sedi comasche, assumerà un ruolo ancora più centrale sul territorio lariano. L’Università dell’Insubria negli ultimi due anni è stata guidata da Alberto Coen Porisini, rettore, e Giuseppe Colangelo, prorettore.
Per capire meglio i termini della questione, va ricordata una regola, non scritta ma fedelmente rispettata da vent’anni, ossia fin dalla fondazione dell’ateneo: a Varese è tradizionalmente destinato il rettorato, Como invece esprime il prorettore. Specchio fedele di questa ripartizione di pesi e poteri territoriali è l’assetto attuale delle candidature alla guida dell’Insubria, dove questa divisione sembra perfettamente rispettata. Alle urne si presenteranno due coppie. La prima è composta da Angelo Tagliabue, direttore del dipartimento di Medicina – e quindi espressione dell’ateneo insubrico di Varese, che è candidato al ruolo di rettore, e Stefano Serra Capizzano, ordinario nel dipartimento di Scienza e Alta Tecnologia, quindi incardinato alla sede di Como di via Valleggio, che – in caso di vittoria – diventerebbe prorettore.

Sull’altro fronte, che potremmo definire “umanistico”, si è schierata la seconda coppia di contendenti che è composta dal candidato rettore Matteo Rocca, che è preside di Economia – dipartimento con sede a Varese – e da Barbara Pozzo, direttore del dipartimento tutto comasco di Diritto, Economia e Culture, che è candidata al ruolo di prorettore.
Si voterà ai primi di luglio. Potranno esprimere la propria preferenza nell’urna 340 docenti più cinquanta rappresentanti degli studenti insubrici nei vari organi; altri 300 voti degli aventi diritto nel personale tecnico amministrativo varranno però, come prevede lo statuto dell’università di Como e Varese, solo un quarto, e quindi conteranno per circa 80 voti.
A chi prevarrà, toccherà una sfida di non poco conto. Su cui di fatto si starebbe già consumando una feroce battaglia di programmi tra gli schieramenti. Non si tratterebbe però di una sfida tra “umanisti” e “scienziati”, tra il capitale umano dell’una e dell’altra schiera, ma appunto di visioni: vincerà quella che sarà ritenuta più lungimirante e capace di reggere la sfida con il mercato della conoscenza, terreno caratterizzato da una sempre più marcata competitività. Dove, non dimentichiamolo, ci saranno due dati fondamentali da cui non si potrà prescindere. Uno sarà come detto l’addio a Como da parte del Politecnico, che creerà di fatto una lacuna didattica che l’Insubria sarà chiamata a colmare sul versante scientifico.

D’altra parte però non va taciuto che tra poco tempo, si stima due anni, l’Università Statale di Milano trasferirà le proprie facoltà scientifiche nell’area di Rho Pero, costituendo così un concorrente di preoccupanti dimensioni, di fatto a non molta distanza da Como e Varese e con efficienti collegamenti infrastrutturali e, soprattutto, notevole capacità di attrazione per le future matricole.
Come possa il piccolo ateneo insubrico contrastare questi macroelementi – ancorché in crescita ed eccellente in molteplici campi – sarà la sfida su cui si misureranno programmi e candidati da qui all’estate.

L.M.

6 maggio 2018

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Redazione Corriere di Como

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