Nuovo dormitorio, la politica contro la “strategia” del sindaco

palazzo cernezzi

Dormitorio di Como, le difficoltà nel trovare qualcuno disposto a mettere a disposizione dei locali per realizzarlo dimostrano «inesorabilmente l’inadeguatezza dell’amministrazione», come detto a gran voce da parte della politica cittadina. Ma si tratta anche di un segnale chiaro di come «il problema sia un altro e molto più serio», secondo la Caritas.
Si colloca tra questi due estremi il dibattito, sempre più acceso, dopo l’ennesimo appello del sindaco Landriscina a enti e associazioni per trovare un luogo adeguato. Nel frattempo va però detto che anche di recente sindaco, Caritas e Vescovo di Como si sono incontrati proprio per cercare di trovare possibili soluzioni. Intanto il tema rimane sempre molto scottante.
«Il discorso è molto complesso. Purtroppo difficilmente lo si potrà risolvere facendo appelli a enti o associazioni – spiega il direttore della Caritas diocesana, Roberto Bernasconi – Anche perchè non è trovando un posto fisico che si risolve un’emergenza che è ben più difficile da gestire». Il riferimento è dunque alla necessità di «creare interventi capaci di accompagnare queste persone fuori da condizioni di grave marginalità. Per fare ciò tutta la società deve essere coinvolta, dalle associazioni di categoria ai sindacati, alla politica, senza pensare solo ai locali dove dare accoglienza – spiega Bernasconi – Tutti devono fare qualcosa. La Chiesa di Como, nelle sue varie espressioni, oggi da già accoglienza a 300 persone in svariate forme».
L’idea del dormitorio, ormai diversi mesi fa, venne lanciata dalla consigliera del gruppo misto Patrizia Maesani (in precedenza Fratelli d’Italia e oggi fuori dal consiglio comunale per sua volontà) e successivamente oggetto di discussione anche per un emendamento di Ada Mantovani (ex lista Rapinese).
«Via Volta e Santa Teresa. Questi sono alcuni degli immobili chiusi e a norma del Comune, al netto di possibili utilizzi futuri di cui si è parlato ma di cui ancora non si sa nulla. Perchè i privati dovrebbero dare al Comune un immobile?», spiega Patrizia Maesani. «È compito dell’amministrazione occuparsi della grave marginalità. Il sindaco dovrebbe allora dire in consiglio quanti sono gli spazi comunali, i costi per metterli a posto e l’eventuale antieconomicità dell’operazione stante, ad esempio, la necessità di intervenire in settori più urgenti come le scuole, piuttosto che affidarsi a soggetti terzi».
Duro anche il ragionamento dell’ex assessore Bruno Magatti (Civitas). «Il Comune non è capace di gestire una situazione simile. E non ha senso puntare sull’intervento risolutore da parte di realtà esterne – spiega – La politica non si fa certamente così, lanciando appelli e mettendo gli interlocutori alla gogna. È fondamentale innanzitutto la capacità di gestire le relazioni con enti, associazioni e con chi può essere di aiuto. Scaricare su altri responsabilità del Comune non ha senso». E nel discorso emerge anche «l’immotivata fretta che l’amministrazione ha avuto, ad esempio, nello smantellare il campo di via Regina», chiude Magatti. Telegrafico Stefano Fanetti del Pd. «È l’ennesima dimostrazione dell’incapacità di questa amministrazione di costruire percorsi condivisi con le realtà della città. Del resto, nemmeno i consiglieri sono stati coinvolti dal sindaco nella ricerca di una soluzione», ha detto il capogruppo Dem. «Il primo a cui non interessa il dormitorio è lo stesso Landriscina – interviene Alessandro Rapinese – Questo perchè il sindaco è in piedi e va avanti grazie all’appoggio della Lega che, come noto, è sempre stata contraria a questa eventualità. Ma i comaschi stiano comunque tranquilli, non si farà mai questo dormitorio». E proprio dalla Lega arriva in effetti una precisazione. «Se il sindaco ha già scritto mesi fa e nessuno risponde forse qualcosa vorrà dire – interviene il capogruppo della Lega in Comune Giampiero Ajani – Già in passato avevamo detto che non avrebbe portato a nulla e così è stato».
L’ultima voce è quella di Fabio Aleotti (Movimento 5 Stelle). «Quanto sta accadendo è un segnale lampante del fatto che il tema dormitorio non è certamente in cima all’elenco delle priorità dell’amministrazione – dice Aleotti – Ecco perchè viene gestita in questo modo».

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