Nuovo terremoto in città e in provincia: finte cooperative e false fatture, 34 arresti

Operazione guardia di finanza "Nuovo Mondo"

Ancora una bomba esplode in città. Ancora una raffica di arresti – ben 34 tra carcere (22) e domiciliari (12) – nell’ambito di una nuova maxi inchiesta della Procura di Como con le ipotesi di reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, occultamento e distruzione di documenti contabili, bancarotta per distrazione, falso in bilancio, fatture per operazioni inesistenti, indebito utilizzo di carte di credito e pure turbativa di gare pubbliche.

Nel mirino cooperative ritenute fittizie, alcune addirittura aperte e chiuse con estrema disinvoltura da alcune persone ritenute essere vicine (troppo) alla malavita organizzata di stampo calabrese. Un filo rosso che la Procura di Como segue dal 2017, da quando cioè era stato aperto un primo fascicolo relativo all’utilizzo delle società cooperative per compiere raggiri fiscali. Allora ne erano state vagliate venti, e altrettante ne sono state passate al setaccio in questa nuova ordinanza che è stata eseguita ieri mattina all’alba. Una operazione denominata “Nuovo Mondo” (un mondo, quello disegnato nella conferenza stampa in Tribunale, fatto però di illeciti) che ha visto in campo la guardia di finanza (Nucleo di Polizia Economico-finanziaria di Como, Compagnia Guardia di Finanza di Como e Olgiate Comasco) ma anche la squadra Mobile di Milano.
L’inchiesta – spiegata dal procuratore capo di Como, Nicola Piacente, e dal sostituto Pasquale Addesso – è partita proprio dalle cooperative ritenute fittizie. Società «dolosamente e preordinatamente destinate al fallimento» che duravano al massimo un paio di anni, fornendo forza lavoro a consorzi collegati (fatti solo di personale amministrativo) permettendo nello stesso tempo, con fatture inesistenti, di abbattere gli utili. Cooperative che, terminato il loro breve ciclo di vita, venivano sostituite con altre identiche e con identiche funzioni.
Nell’ambito di queste verifiche è comparso il primo nome di spicco, quello di un commercialista di Gioia Tauro, Massimiliano Ficarra, subito seguito da un ex funzionario di banca a Milano, Cesare Giovanni Pravisano. Sarebbero loro, secondo gli inquirenti, gli ideatori del “giro” di cooperative. Le intercettazioni ambientali e telefoniche hanno poi fatto il resto, allargando gli ambiti da scandagliare. È così comparso sulla scena il commercialista comasco Bruno De Benedetto, definito uno dei collaboratori di Ficarra e Pravisano. E con De Benedetto anche le vicende dei bandi per l’assegnazione – o la tentata assegnazione – del Lido di Villa Olmo, del ristorante “Spiaggia”, oppure i fallimenti di storici ristoranti di Como (il “Pane e Tulipani”) e Milano (“Unico srl”). Una indagine che si è estesa a macchia d’olio da Como alla Calabria, con le 34 ordinanze di custodia cautelare eseguite ieri mattina. Nel corso delle operazioni gli uomini della guardia di finanza hanno messo i sigilli a 100 conti correnti, a 24 immobili (12 in calabria, 12 in provincia di Como, tra Lomazzo e Cadorago dove è stato sequestrato un intero palazzo con sei unità abitative) per un totale di 13 milioni di euro di sequestri per equivalente.
Delle 20 società cooperative su cui il pubblico ministero lariano aveva allungato gli occhi, ben 13 hanno visto l’emissione di una istanza di fallimento a firma sempre della Procura di Como.

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