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Obblighi e vantaggi del Natale in città

di Giorgio Civati

A chi giova? Chi trae vantaggio da una Como invasa da auto e persone per le feste natalizie? La Città dei Balocchi, le casette di prodotti più o meno tipici, l’illuminazione e tutto il contorno che da decenni caratterizzano il capoluogo lariano da inizio dicembre all’Epifania sembrano sempre più un obbligo che un vantaggio, una promozione dell’immagine della città.

È proprio così? O, quanto meno, è un vantaggio con questi numeri di presenze e questo caos? Ovviamente è difficile dare una risposta, ma una riflessione va almeno tentata. Specie in questi giorni in cui il territorio sta evidenziando criticità forse impreviste ma non imprevedibili.

L’idea di bloccare gli accessi alla convalle, o quanto meno di regolamentarli, per esempio, ha una sua logica. Ma altrettanto logico ed evidente è il diritto di muoversi, anche in auto, per quanti dei balocchi e delle luci si interessano poco. Così come doveroso è considerare anche, per esempio, le emergenze prima di bloccare una città. Illogica ci appare invece la presunzione di “insegnare” a posteggiare e a muoversi con i mezzi pubblici, in una manciata di giorni, alla gente.

Non è però questa la riflessione di base che ci sembra importante: ci penseranno gli amministratori pubblici, forse, chissà.

Sempre a loro, però, toccherebbe anche chiedersi, appunto, se la Città dei Balocchi non è anche un po’ “scappata di mano” anno dopo anno. E se serve davvero alla città, così com’è diventata. Serve ai commercianti? Forse, ma nemmeno troppo: una massa di persone che gironzolano con il naso all’insù, a guardare luci e luminarie, rappresenta davvero business e potenziali vendite?

E, ancora, auto in colonna – lente, non ferme, spiegavano qualche giorno fa dal Comune, come a dire che al peggio non c’è mai fine – senza possibilità di sosta sono potenziali clienti dei negozi cittadini?

Se, probabilmente, in qualche maniera gli esercizi pubblici traggono vantaggio da questa invasione dicembrina, la città nel suo complesso ci guadagna? Immagine, risonanza, fascino?

Può essere, ma  in maniera inferiore al matrimonio di un magnate indiano o a un evento di Dolce & Gabbana che portano il nome di Como nel mondo intero. Anche perché la famigliola che arriva a rimirare le luci magari acquisterà qualche regalo, probabilmente berrà un paio di cioccolate, forse si fermerà per una pizza, ma volete mettere con l’indotto di una festa da favola messa in piedi dal magnate internazionale?

Ovviamente gli organizzatori sono entusiasti delle presenze sempre in crescita. Ma loro non sono la città.  Ripensare alla Como natalizia, insomma, forse si può fare. Anzi, è doveroso. La Città dei Balocchi si è sempre fatta, si dovrà fare anche l’anno venturo e quell’altro ancora. Ma come?

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