Odifreddi: «Volta protagonista assoluto della scienza»

Como, monumento ad Alessandro Volta

«Alessandro Volta a 220 anni dall’annuncio dell’invenzione della pila è sempre un protagonista assoluto della scienza – dice il matematico Piergiorgio Odifreddi – Un dono all’umanità che tendiamo a dare per scontato, l’elettricità, finché non ci imbattiamo in un calo di tensione. Invece è stato grazie a Volta il secondo grande passo della scienza, dopo la gravitazione. Senza Volta non ci sarebbero non solo la luce ma nemmeno Internet se ci pensiamo. Secondo me Volta potrebbe essere raccontato come personaggio di una grande narrazione che dovrebbe coinvolgere altri grandi scienziati, come Faraday e Maxwell: la grande capacità della scienza di mettere in dialogo fra loro intuizioni diverse».
Odifreddi era atteso in questi giorni a Chiasso per uno spettacolo al Cinema Teatro, un incontro conferenza in collaborazione con il Circolo Cultura Insieme e gli “Amici del Cinema Teatro di Chiasso”.
Incontro rimandato per l’emergenza sanitaria che speriamo di vedere recuperato nella futura stagione.
«Fa parte di una trilogia di eventi – dice Odifreddi – che ho studiato per raccontare la storia della matematica, e che abbraccia non solo il pensiero classico occidentale ma anche il mondo indiano e che dovrebbe toccare in una terza parte anche i matematici arabi».
La matematica spaventa ancora gli studenti? «Ci sono contraddizioni, abbiamo centri e ricercatori di eccellenza, ricordo ad esempio Alessio Figalli che ha ricevuto la prestigiosa Medaglia Fields destinata ai matematici under 40, ma come nazione abbiamo indici di alfabetizzazione matematica molto bassi, con forti disparità fra il nord e il sud del Paese. Tutto dipende dalla qualità e dall’impegno dei docenti».
Il suo nuovo libro edito da Rizzoli è dedicato alle donne scienziate come «forze di cambiamento della società», con 24 ritratti esemplari. Perché così poche studiose vincono il Nobel? «Viviamo in una società competitiva, in cui per emergere bisogna dedicarsi completamente all’obiettivo. Non tutte sono disposte a farlo e rinunciare a figli e famiglia. Pensiamo al gioco degli scacchi: primeggiano gli uomini»
Discorso sessista, in un mondo come lei scrive i cui modelli femminili sono ancora le top model nella peggior tradizione del maschilismo d’antan? «No, è che le donne sono più sensate, dimostrano la loro intelligenza in altri modi, ad esempio si tengono lontane dal mondo degli scacchi. Ma è giusto che le donne chiedano la parità quando si nega loro la possibilità di avanzare negli studi, come avvenne a Rita Levi Montalcini, che dovette studiare da privatista per accedere all’Università».

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