Lo scrittore e docente Schiavo Campo: la realtà mette in crisi la fantascienza

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La pandemia può permettere all’uomo un salto di qualità. Del resto, non lo fanno anche i virus preferendo gli umani agli altri animali?
Nato a Palermo, Piero Schiavo Campo, che vive e lavora a Bregnano, si è laureato in astrofisica nel 1976 e dal 2004 è docente all’Università degli Studi di Milano-Bicocca, dove insegna nel corso di laurea triennale in Comunicazione e psicologia. È anche uno scrittore di fantascienza, due volte premio Urania.
«Se non investiamo in infrastruttura, siamo pazzi – ha scritto su Facebook – Il coronavirus ci ha spiegato che le pandemie non sono solo un delirio fantascientifico, vengono davvero. La soluzione è stare a casa. Si può, basta ricorrere allo smart working. Semplice? No. L’infrastruttura è debolissima, le connessioni sono lente».
Siamo quindi a una svolta: «Se il nostro atteggiamento sarà cercare di tornare alla situazione precedente come se niente fosse successo, saremo vittime della prossima pandemia, ancora e ancora – dice Schiavo Campo – Se saremo capaci di imparare dalla crisi, anche il coronavirus avrà avuto un ruolo positivo».
«Il post su Facebook mi è stato dettato – spiega Schiavo Campo – da una considerazione: quando andavo in Bicocca a insegnare alla mattina, parlo dell’epoca pre-virus, mi trovavo spesso in coda sulla Milano-Meda. Quanti dei miei colleghi di sventura in auto si potrebbero giovare del telelavoro? Oltre l’80% credo. Ora lo stiamo sperimentando, verificando anche impliciti benefici per l’inquinamento che si riduce, senza contare i risparmi delle aziende. Se proiettiamo su larga scala questa situazione di crisi attuale, ci si prospetta una nuova organizzazione del mondo. Dove forse anche la attuale disparità tra uomo e donna a livello salariale, lavorando ambedue da casa, potrebbe forse, come auspichiamo, essere eliminata. Ma tutto dipende dal cambio di passo: essere digitali richiede lavorare non in funzione del tempo ma degli obiettivi. Occorre quindi un forte investimento nelle infrastrutture. Anche a Bregnano dove abito, che non è in mezzo alle montagne, per telefonare con una linea accettabile spesso devo uscire in giardino».
«Questa malattia con cui abbiamo oggi a che fare potrebbe ripresentarsi, come fece la spagnola che causò milioni di morti. Deve servire a tutta l’umanità – dice lo scrittore lariano – come forte stimolo a ripensare il lavoro. Internet è uno strumento bellissimo, la somma di tante felici intuizioni, ma la usiamo ancora poco e male. È lo sforzo prodigioso dell’intera specie umana per fare un salto di qualità, ma non ce lo sappiamo concedere: i bambini come i miei vanno ancora a scuola con cartelle che pesano oltre dieci chili, colme di libri tanto per fare un esempio pratico. Se potessero accedervi in forma digitale la qualità della vita ne gioverebbe. Certo, è colpa dei tanti governi che si sono succeduti nel passato antico e recente non avere investito adeguatamente sul digitale e oggi ne vediamo i risultati».
Da ultimo, come vede la situazione con gli occhi del romanziere di fantascienza? «Siamo finiti tutti in un romanzo con finale aperto. Se capiremo che la società è diventata così complessa e sofisticata e che siamo così tanti che quel salto di qualità ci è indispensabile, il finale sarà alla Star Trek: se invece lo schiaffone che ci sta dando il coronavirus non ci sarà servito come sprone e come lezione, non potremo fare altro che restare in balia degli eventi, magari in attesa di un’altra epidemia che potrebbe essere più dannosa. Ricordo che l’ebola ha una mortalità del 90%. Va detto che tutto ciò non è semplice da raccontare: la realtà è diventata più distopica della fantascienza. Personalmente continuo a scrivere questo genere di opere, ma dato che mi piace la fantascienza popolare e la preferisco a quella troppo letteraria, credo che anche qui entreremo in una fase di profondo ripensamento». Pure nel mondo degli omini verdi il virus è un punto di svolta.

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