Ogni anno sul Lario 700 nuovi casi di tumore. Hospice e cure palliative

alt In via sperimentale per dodici mesi

Settecento nuovi casi di tumore vengono trattati, ogni anno, all’ospedale Sant’Anna. Un dato impressionante che rende sempre più decisiva ogni possibile forma di supporto per i pazienti. Ecco allora diventare basilare il binomio tra oncologia e cure palliative.
Ieri mattina, a San Fermo, è stato presentato un progetto sperimentale – al via da fine ottobre – che coinvolgerà l’Unità operativa di Oncologia e quella di cure palliative-hospice. Verrà inaugurato un nuovo ambulatorio di “Cure

di supporto”, con sede al day hospital medico unificato e al Sant’Antonio Abate di Cantù. Numerose le figure coinvolte: dall’oncologo ai medici e gli infermieri di cure palliative, allo psicologo, all’assistente sociale, al nutrizionista e al fisioterapista.
«L’obiettivo è migliorare sempre di più la vita dei pazienti affetti da tumore», ha detto Marco Onofri, direttore generale del Sant’Anna. Un impegno encomiabile che diventa sempre più stringente visti i 700 nuovi casi di tumore annui. «Gestire la complessità della malattia nelle diverse fasi – ha aggiunto Monica Giordano, primario di Oncologia – comporta la messa in campo di competenze specifiche per garantire la presa in carico globale del paziente attraverso un’assistenza continua, integrata e progressiva fra terapie oncologiche e cure palliative».
«L’idea di creare un progetto di ambulatorio di cure di supporto – ha detto poi Carla Longhi, primario dell’hospice cure palliative – è nata dalla necessità e dalla volontà di integrare oncologia e cure palliative. La presa in carico contribuisce a evitare l’ostinazione diagnostica e terapeutica nella fase avanzata di malattia, il ricorso a trattamenti non appropriati negli ultimi mesi di vita e la segnalazione tardiva alle cure palliative». Il piano avrà durata annuale.
L’attività potrà contare sul contributo dell’associazione “Il Mantello” (che già sostiene l’hospice di Mariano Comense) e di “Cancro Primo Aiuto”.
Le due onlus, che da moltissimi anni lavorano con le strutture pubbliche, hanno contribuito con circa 30mila euro.
«Questo modello che si basa sul coordinamento si è dimostrato efficace nel contenere i problemi del malato, supportare la famiglia, attivare tutte le risorse sociali e di volontariato», hanno sottolineato Carla Longhi e Monica Giordano.
«Il passaggio dalle terapie classiche – ha concluso Massimo Manelli, presidente di “Cancro Primo Aiuto” – quali chemio o radioterapia, alle cure palliative non è facile e avere chi ti segue in questo percorso è fondamentale».

Fabrizio Barabesi

Nella foto:
Un momento della conferenza stampa di ieri mattina all’ospedale Sant’Anna

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