Oltrefrontiera un furto ogni due ore. Il bilancio 2018 della Polizia cantonale

I mezzi della polizia cantonale

«Il Ticino può considerarsi un territorio sicuro». Parola del colonnello Matteo Cocchi, comandante della Polizia cantonale, che commenta così le statistiche relative al lavoro dei suoi uomini nel 2018. I numeri pubblicati ieri dalla gendarmeria ticinese, disegnano un quadro in qualche modo rassicurante, per quanto non del tutto idilliaco: un solo omicidio, 33 rapine (contro le 49 del 2017), 7 casi di violenza carnale (nel 2017 erano stati 15), 111 aggressioni.
Beninteso: il Ticino non è un paradiso in terra. La polizia interviene in media 3 volte al giorno (1.083 chiamate) per liti e violenze in àmbito domestico e registra una denuncia di furto ogni 2 ore (4.416 le segnalazioni nel 2018). In particolare, sono diventate oggetto di attenzione dei ladri le biciclette «di alta gamma», soprattutto quelle dotate di motori elettrici: ogni giorno ne vengono rubate un paio (601 in totale nel 2018).
Tuttavia, la cronaca nera non riempie certo le pagine dei giornali d’oltrefrontiera, né il tema della sicurezza è al centro della contesa politica, nella quale dominano piuttosto le questioni sociali e quelle legate alla presenza di lavoratori stranieri (vedi articolo sotto).
La presenza della piazza finanziaria di Lugano sollecita poi una costante attività d’indagine della polizia cantonale in «gran parte dei settori economici terziario e secondario. In quest’ambito sono stati effettuati 17 arresti (contro i 14 del 2017) mentre le inchieste ancora aperte sono 252» (l’8% in meno rispetto all’anno precedente). In Svizzera, si legge nella relazione pubblicata ieri, «i reati economici e finanziari noti all’autorità penale sono valutabili attorno al 15% di quelli realmente commessi sul territorio. Per questo motivo non è possibile azzardare un’analisi circa la loro evoluzione. I reati maggiormente denunciati rimangono la falsità in documenti, la truffa, l’appropriazione indebita, l’amministrazione infedele e il riciclaggio di denaro, spesso combinati fra loro».
Certo è che «tutte le principali attività del settore economico terziario presenti in Ticino – bancario, fiduciario, assicurativo privato e pubblico, commerciale, servizi sanitari, amministrazione pubblica e assicurazioni sociali – sono state oggetto di inchieste» e hanno portato a «177 perquisizioni sia domiciliari sia presso uffici di varia natura, 444 interrogatori di persone coinvolte a vario titolo nei procedimenti penali e 17 persone arrestate».
Il capitolo droga non differenzia il Ticino da altri territori. Nel 2018 sono stati sequestrati 90 kg di marijuana (75 nel 2017), 4,5 kg di cocaina (contro 26 nel 2017), 28 kg di eroina (14 l’anno precedente), 109 kg di hashish (38 nel 2017) e 3mila piante di canapa (contro le 2.369 di 12 mesi prima). Le persone denunciate sono state complessivamente 1.723 (1.880 nel 2017), 286 delle quali minorenni (347). Gli arresti hanno raggiunto quota 111 (138). Le morti per overdose sono state 6, una in più rispetto al 2017.
«Nel 2018 – si legge nella relazione della polizia cantonale – non vi sono stati cambiamenti degni di nota nelle modalità dello spaccio e del consumo. Permane costante la presenza di spacciatori albanesi attivi nella vendita di eroina» e di «trafficanti dominicani nello spaccio di cocaina, con spacciatori pronti a prendere il posto di quelli arrestati o posti fuori circolazione dalle inchieste».
Nella Polizia cantonale lavorano 760 persone. Il Ticino spende ogni anno per la sicurezza 102 milioni di franchi, 86 dei quali per pagare gli stipendi del personale.

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