Omicidio della pista ciclabile: arrestato un pescatore

altSvolta nelle indagini: a incastrare l’uomo la polvere da sparo e le caramelle al sambuco

Hanno suonato al campanello di via Case Sparse a Domaso nella mattinata di ieri. Aprendo la porta, Franco Cerfoglio, 38 anni, di professione pescatore, si è trovato di fronte ai carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale e a quelli della compagnia di Menaggio. Non ha aperto bocca e li ha seguiti prima in caserma a Como e poi nel carcere del Bassone. Secondo i militari dell’Arma, e secondo il pubblico ministero che ha condotto le

indagini (il sostituto procuratore Mariano Fadda), sarebbe il responsabile dell’omicidio della pista ciclabile avvenuto la sera del 3 gennaio a Gera Lario. La vittima, Alfredo Sandrini, 40 anni di Sorico, fu raggiunto da tre colpi di arma da fuoco calibro 22, forse esplosi con un fucile. Uno di questi proiettili risultò letale in seguito alle gravi emorragie interne causate. Gli altri due invece ferirono la vittima di striscio. In tutto furono addirittura quattro i colpi sparati. Le indagini hanno permesso di risalire al luogo esatto dell’agguato, circa 800 metri prima del punto in cui la vittima, che cercò di scappare in sella alla sua bicicletta lungo la ciclabile che da Domaso conduce a Gera Lario, fu soccorsa. E proprio in quel luogo, particolarmente adatto a un agguato per la presenza di un alto muraglione bianco che protegge una roggia, furono repertati una serie di elementi che sono poi stati consegnati ai Ris di Parma per essere analizzati. Tra questi ci sarebbero anche bossoli calibro 22, oltre a mozziconi di sigaretta e carte di caramella di una nota marca, di un gusto tuttavia insolito: “fiori di sambuco”.
Guarda caso, pare della stessa tipologia presente a casa del sospettato. Un elemento da solo non sufficiente, ovviamente, per arrivare a chiedere e ottenere la custodia cautelare in carcere firmata dal gip di Como, Nicoletta Cremona. Ma questo indizio ha finito con l’inserirsi in un mosaico, messo in piedi dalla Procura e dai carabinieri, che è confluito sul pescatore di Domaso che, tuttavia, continua a professarsi innocente. Tra questi elementi raccolti, il più importante riguarderebbe tracce di polvere da sparo trovate sul giubbotto indossato quella sera da Cerfoglio. Particelle che sembrano compatibili con i proiettili utilizzati per uccidere Sandrini. Il secondo elemento, già emerso nei giorni immediatamente successivi al delitto, riguarderebbe i tabulati telefonici. Il pescatore di Domaso, quella sera, fu l’ultimo a chiamare con più telefonate (e un sms) la vittima, fissando un appuntamento per saldare un debito di droga. Poche decine di euro – avrebbe detto l’indagato in uno dei suoi interrogatori – molti di più e «comunque meno di mille» per gli inquirenti, come confermato dal colonnello Roberto Jervolino nella conferenza stampa di ieri pomeriggio. Pare che Sandrini avesse confessato a un amico che quella sera doveva uscire di casa per vedersi a Domaso proprio con il 38enne per riscuotere finalmente quel credito ancora insoddisfatto. E, in effetti, dai tabulati tra il pescatore e Sandrini emergerebbero decine di telefonate dalla mattina alla sera, soprattutto concentrate nelle due ore precedenti l’omicidio (che avvenne intorno alle 21.50). Poi, improvvisamente, i contatti si interruppero in concomitanza con gli spari. Ma, se pare normale e ovvio che la vittima non potesse più chiamare il pescatore, decisamente più strano è il fatto che il 38enne non abbia più cercato di contattare l’amico con cui aveva un appuntamento nel parcheggio dell’Ostello della Gioventù. Come mai Cerfoglio non si preoccupò di quel mancato incontro – e nemmeno cercò più di contattare Sandrini – nonostante i continui precedenti contatti? Altra risposta, questa, che il sospettato dovrà fornire.

Mauro Peverelli

Nella foto:
La pista ciclabile tra Domaso e Gera Lario dove avvenne l’omicidio di Alfredo Sandrini, 40 anni, di Sorico

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