Omicidio di Veniano: «Non pensavo di averlo ucciso». E consegna il coltello

Omicidio di Veniano

Quando i carabinieri, nella tarda serata di domenica, nemmeno un’ora dopo l’accoltellamento mortale, hanno suonato alla sua porta, li stava aspettando.
Avrebbe consegnato loro, spontaneamente, il coltello usato per uccidere, arma che era ancora sporco di sangue. Si tratta di un serramanico, con una lama di 9 centimetri e il manico di 12. «Lo portavo sempre con me», avrebbe riferito ai militari.
L’arma è stata posta sotto sequestro, così come i pantaloncini indossati dal 47enne e la maglietta, indumenti sporchi di sangue che non si era cambiato. «Non pensavo di averlo ucciso», avrebbe aggiunto l’arrestato nel corso della notte che l’ha condotto prima in caserma e poi al Bassone. Pare che non volesse scappare, o tentare di farla franca. I carabinieri di Appiano Gentile avrebbero ricevuto anche una telefonata da parte della compagna, che raccontava l’accaduto. I militari, però, sapevano già tutto.
L’area della lite mortale è videosorvegliata. Non si vede solo l’attimo della coltellata, perché avvenuta in un punto coperto da una tettoia. Tutto il resto è stato ripreso. Incluso l’uomo che si allontana dal parco di Veniano.
Un elemento importante nell’inchiesta del pm Pasquale Addesso arriverà dal responso dell’autopsia. C’è infatti da capire sia il numero sia la direzione dei colpi inferti. Da una prima ispezione del corpo fatta in ospedale, l’indicazione sarebbe stata di almeno due coltellate, tra il tronco e il fianco. Non è escluso tuttavia che i fendenti possano essere stati di più. Ma su questo fronte, come detto, bisogna attendere.
Secondo quanto confermato ieri mattina dai carabinieri, l’arrestato avrebbe già ammesso tutte le proprie responsabilità, aggiungendo di aver perso la testa. Nelle prossime ore l’uomo – assistito dall’avvocato Giuseppe Luraschi – sarà sottoposto all’interrogatorio di convalida davanti al giudice delle indagini preliminari.

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