Omicidio Mancuso, l’amico una settimana prima del delitto: «Ha pestato i piedi alle persone sbagliate»

Tribunale di Como l'aula

«Sarà stata una settimana prima dell’omicidio. Incontrai un suo amico, con cui usciva spesso. Mi disse che non era colpa sua se mio marito si metteva nei guai, e mi disse anche che doveva stare attento perché stava pestando i piedi alle persone sbagliate». Siamo in un parcheggio di Caslino al Piano. A ricordare quell’episodio è la moglie di Franco Mancuso, ucciso a colpi di pistola all’interno di un bar l’8 agosto del 2008.
Ieri la donna, Teresa Capozzoli, 44 anni di Caslino al Piano, ha testimoniato di fronte alla Corte d’Assise di Como nel processo a carico di Luciano Rullo (presunto esecutore materiale) e Bartolomeo Iaconis (presunto mandante). La donna ha rivissuto quei giorni drammatici, ricordando di aver chiesto conto al marito di quello strano avvertimento: «Mi disse di stare tranquilla, non mi raccontava mai nulla delle sue cose. Era una persona buona, non meritava di fare quella fine». Franco Mancuso fu ucciso con tre colpi di pistola mentre giocava a carte nel cortiletto interno del bar “Arcobaleno” («Non sapevo che frequentasse quel locale»). Il killer fuggì poi in moto.
Secondo la tesi della Dda alla decisione di uccidere si arrivò dopo un violento litigio avuto da Mancuso con Iaconis, personaggio ritenuto essere vicino alla malavita organizzata di stampo calabrese. «In paese dopo la sua morte mi dissero che ultimamente Franco girava con una pistola – ha aggiunto la vedova – Ma io non lo sapevo e non mi sembrava nemmeno spaventato o intimorito».
La moglie di Mancuso ha deposto ieri, 16 dicembre, giorno anche del suo anniversario di matrimonio avvenuto nel dicembre del 1995. «Quando ho visto la data della convocazione non volevo crederci – ha detto – L’ultima immagine che ho di Franco è quando uscì l’8 agosto, doveva andare a prendere il latte per la bambina che aveva appena 8 mesi. La abbracciò, la cullò e uscì. Poi alla sera arrivarono i carabinieri e mi dissero di seguirli in caserma. Non mi dissero cosa era avvenuto. Quando tornai a casa vidi che tutti piangevano. Fu mio fratello a riferirmi cosa era accaduto».
Ma il cuore della deposizione è quell’incontro avvenuto una settimana prima del delitto con un amico di Franco. «Quell’uomo e suo fratello non mi piacevano. L’avevo detto a Franco che doveva cambiare giro di amicizie. Mi rispose che non era semplice troncare una relazione di amicizia del genere, perché potevano esserci dei problemi e qualcuno poteva farci del male».
«Anche dopo l’omicidio vidi uno degli amici di Franco – ha concluso – Venne al cimitero, comparve all’improvviso e mi chiese notizie sulle indagini. Chiesi il perché di quella richiesta. Mi disse che era una suo amico e che era normale informarsi su come stessero andando le cose. Riferii tutto ai carabinieri».

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