Over 80, primi vaccini a Cantù: duemila dosi in tutta l’Ats

Ospedale Sant'Antonio Abate Cantù

Varese fa la parte del leone nella prima settimana della campagna vaccinale degli over 80. Sono stati complessivamente 1.940 gli anziani residenti nel territorio dell’Ats Insubria che hanno ricevuto la prima dose di vaccino e di questi poco meno di 400 sono i residenti in provincia di Como, mentre i restanti sono nell’area di Varese.
Sabato sono state somministrate le prime dosi anche a Cantù, con un totale di 31 over 80 vaccinati al Sant’Antonio Abate di Cantù, nella foto.
Le somministrazioni ripartiranno mercoledì e da questa settimana dovrebbe essere coinvolto anche l’ospedale di Menaggio. Intanto L’attività di supporto del Centro operativo comunale (Coc) alla campagna vaccinale, con la prenotazione delle adesioni per le persone con più di 80 anni residenti a Como che non hanno la possibilità di procedere in autonomia o di farsi aiutare, proseguirà nella sola sede del Comune di Como, a Palazzo Cernezzi, da lunedì al venerdì dalle 8 alle 17. In aggiunta, gli over 80 residenti a Como che abbiano ricevuto la conferma dell’appuntamento da parte di Regione Lombardia e hanno necessità di essere accompagnati agli hub vaccinali, potranno richiedere il servizio gratuito messo a disposizione dal Comune chiamando il Coc allo 031.25.27.70 (sempre dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 17). Chi non lo avesse ancora fatto può aderire alla campagna vaccinale tramite il portale vaccinazionicovid.servizirl.it o rivolgendosi a un farmacista o al medico di medicina generale. Per gli anziani che non hanno la possibilità di andare nei centri vaccinali, è prevista l’iniezione a domicilio ed è necessario rivolgersi al proprio medico oppure contattare il numero verde dell’Ats Insubria 800.769.622, selezionando poi l’interno 1.
Diritto alla salute
Nel frattempo, a un anno di distanza dall’individuazione del paziente “uno”, nasce il Coordinamento comasco per il diritto alla salute.
Sabato si è svolta una manifestazione all’esterno dell’ospedale di Menaggio. Una scelta voluta e spiegata nel dettaglio. «Un anno fa il Covid faceva la propria comparsa e cominciava per l’Italia (90mila decessi) e in particolare per la Lombardia (30mila morti) un dramma non concluso. A questo scempio ha portato un modello di sanità che aveva la Lombardia come punto di eccellenza. Le controriforme di Formigoni, Maroni, Fontana hanno costruito un “sistema ospedalocentrico”, una medicina territoriale indebolita che ha messo in difficoltà i medici di base di fronte alla pandemia. I tagli alla sanità e l’estesa privatizzazione hanno causato l’esplosione delle liste d’attesa riducendo l’accesso per le cure delle cronicità e portando a ulteriori decessi per la inadeguata risposta alla pandemia», questo il duro attacco. Non si tratta solo di «incompetenza e imprevidenza (la rinuncia al tracciamento e la vaccinazione anticovid che non decolla bene), ma di una politica da dismettere», dicono i promotori dell’iniziativa che hanno chiesto, con degli striscioni all’esterno della struttura, la «difesa dell’Ospedale di Menaggio e il ripristino della sua piena operatività». E le preoccupazioni riguardano anche la fase in corso. «I punti critici che ravvisiamo e su cui si deve intervenire sono la carenza di medici, lo stop a balletti Ats, un piano trasparente e veloce di vaccinazione anti-covid e la difesa dell’Ospedale di Menaggio». Gli stessi promotori nel pomeriggio dell’altro ieri hanno manifestato fuori del vecchio Sant’Anna.

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