Paese alla deriva, Bubola scende in campo

alt Domenica alle 21
Sarà protagonista della 12ª edizione del “Music Festival” a Tremezzo
Dopo i concerti di Bocephus King ed Eileen Rose, Tremezzo torna protagonista dell’estate con la 12ª edizione del “Music Festival” al parco Olivelli, a ingresso gratuito. Se sabato 10 agosto il sipario si alzerà, alle 21, con i concerti di Francesca Lago, che presenterà l’album Siberian Dream Map, e dei ticinesi Vad Vuc, sul Lago di Como

con il loro Hai presente un Koala, il giorno seguente il palco sarà tutto per Massimo Bubola, cantautore di rara intensità.
A riportarlo sul Lario è il nuovo disco In alto i cuori, musica folk rock senza trucchi digitali. «Vedevo un Paese in difficoltà – racconta Bubola – impoverito e segnato, non solo economicamente, dai modelli e dai riferimenti di questi ultimi anni. Così è nata l’idea di questo nuovo progetto».
Quindi, come Finardi con il suo “Nuovo umanesimo”, ha sentito l’esigenza di alzare il livello.
«Ci sto provando. Viviamo in un Paese alla deriva, che vive una quotidianità surreale. Basta leggere la stampa estera per rendersene conto. I danni causati dalla sottocultura televisiva sono enormi, per anni sono stati creati i miti del nulla».
E quindi si è rimesso il fardello sulle spalle.
«Io e altri colleghi, come Francesco De Gregori e lo stesso Eugenio, abbiamo preso posizioni forti, provando a ridare un peso alle cose importanti».
Una bella responsabilità.
« A volte succede anche senza volerlo. Ma canzoni come Fiume San Creek o Don Raffaè hanno incarnato prospettive comuni. D’altronde la musica è come un rilevatore ecologico: quando il livello di inquinamento culturale diventa insostenibile, segnala il pericolo».
Con le “instant song” si è occupato anche di cronaca.
«È un’esperienza che si rifà allo storytelling americano, basti pensare a Woody Guthrie e all’etica che creava la sua musica. Per me è stata una sfida e un modo per fissare, oltre al fatto in sé, alcuni episodi significativi».
In tanti anni di carriera, ha mai avuto voglia di smettere?
«No, ho sempre cercato di portare avanti la mia poetica e la mia visione delle cose. Poi, per tutti, ci sono momenti migliori o peggiori. Anche se da molto tempo l’industria discografica ha smesso di lavorare alla creazione di percorsi per scegliere strade facili che non portano da nessuna parte».
Della sua collaborazione con De Andrè cosa le è rimasto nel cuore?
«È stato un periodo molto bello, avevo poco più di 20 anni. Era un momento in cui c’era grande attenzione per la qualità della musica, chi proponeva un progetto veniva ascoltato e supportato».

Maurizio Pratelli

Nella foto:
Massimo Bubola, che torna sul Lario con le intense canzoni del nuovo disco In alto i cuori

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