Palaghiaccio, la rabbia delle società sportive. «Temiamo salti l’intera stagione agonistica»

Palazzo di Casate inagibile. I danni creati dall'infiltrazione d'acqua sul ghiaccio

La pioggia continua a cadere su Como e inevitabilmente sul palazzetto del ghiaccio di Casate. Il tetto della struttura fa letteralmente acqua da tutte le parti, i “lavori tampone” stentano a partire per il meteo inclemente e gli atleti rimangono tristemente fuori dai cancelli, senza sapere quando e se potranno tornare a utilizzare l’impianto nella stagione in corso. Una situazione di forte disagio per le società sportive, costrette a trasferte dispendiose e stancanti. Lo sconforto e lo scontento verso il Comune si fanno sempre più profondi, visto che già in passato erano emersi diversi inconvenienti. «Abbiamo 200 atleti fermi e questo fine settimana c’è una gara a Merano. La prossima settimana un’altra a Trento e noi non abbiamo l’impianto – dice Ivan Lodi, presidente di Asga (Associazione sportivi ghiaccio ambrosiana) – Ancora una volta ci ritroviamo a discutere di questa vergogna e dell’ennesimo problema, quello del tetto, che peraltro era noto. E intanto noi andiamo già da una settimana ad allenarci a Varese con le spese conseguenti e le inevitabili scomodità che derivano dal non avere un palazzetto». La guaina impermeabile che consente al tetto di assorbire l’acqua è completamente da sostituire. Si sono formati buchi in più punti. Si tratta di un manufatto vecchio ormai di 40 anni e per il futuro – dopo degli interventi tampone – bisognerà prevedere il rifacimento della copertura. In mezzo una stagione sportiva a rischio. «Siamo sorpresi, disarmati e demoralizzati – interviene Stefano Verga, presidente del Gruppo giovanile ritmico Como – I disagi non si contano. Ci sono centinaia di ragazzi sotto gara che perdono giornate di allenamenti e rischiano di arrivare impreparati alle competizioni dopo aver investito soldi e tempo. Siamo costretti ad andare in Svizzera o a Varese, ma inevitabilmente un conto è allenarsi un’ora altrove spendendo soldi, un conto è avere la nostra struttura. Insomma ancora una volta paghiamo le conseguenze di incapacità altrui. In più in Comune sono disorganizzati. Ci dicano che è necessario chiudere per 20 giorni e noi, per assurdo, almeno ci potremmo organizzare. Invece si limitano a mandarci ogni giorno una stringata mail in cui si dice che anche per il giorno successivo non si potrà andare a Casate». Un palazzetto nel quale si sono appena conclusi lavori su tribune e spogliatoi ma che continua ad avere problemi. «Siamo senza parole. Non ne fanno una giusta e la situazione del tetto era nota da tempo – dice Luca Ambrosoli (Hockey Como) – Da anni piove dentro, la situazione si è aggravata. Ricordo inoltre che l’anno scorso abbiamo avuto disagi sia in chiusura di stagione per l’avvio dei lavori previsti che anche alla riapertura quest’anno, prima dell’ultimo intoppo. Certo che se i lavori si dovessero complicare il rischio è che salti la stagione».

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